Siria

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«Ripetiamo a tutti, soprattutto ai politici, che il miglior aiuto da dare ai nostri fedeli è quello di permettere loro di restare a casa loro, nei loro paesi, di non suscitare disordini politici e le varie forme di violenza che li costringono a emigrare». È l’appello contenuto nell’undicesima lettera pastorale del Consiglio dei patriarchi cattolici d’Oriente (Cpco), pubblicata il 20 maggio 2018, elaborata durante la riunione tenutasi dal 9 all’11 agosto 2017 nei pressi di Beirut, in Libano, e rilanciata oggi dal Patriarcato latino di Gerusalemme.

“Un Paese distrutto. Da Damasco ad Aleppo è una distesa di macerie”. È questa la Siria oggi nelle parole di  Giampaolo Silvestri, segretario generale dell’Avsi (organizzazione non profit che realizza progetti di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario in tutto il mondo ispirandosi alla dottrina sociale della Chiesa). Silvestri è rientrato da pochissimi giorni in Italia dopo un viaggio in Siria per fare il punto sui progetti Avsi nel Paese, giunto ormai al suo ottavo anno di guerra.

«Cerchiamo di rendere meno gravi gli effetti della guerra e soprattutto le ripercussioni che hanno sulla popolazione le sanzioni economiche. Un'immane sofferenza umana alla quale finora hanno risposto soltanto le Chiese locali e la generosità dei privati cittadini, come i benefattori di Acs». Così - il direttore di Acs-Italia, Alessandro Monteduro, commenta la finalità degli oltre 40 progetti appena approvati da Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) in Siria, del valore di oltre 3 milioni di euro.

Da Bari Papa Francesco e i Patriarchi delle Chiese del Medio Oriente rilanciano un forte appello per la pace. La risposta alle guerre, alla violenza e all'ingiustizia risiede nella rinuncia delle logiche di supremazia e nello sradicamento della miseria. Un monito ai potenti che mentre parlano di pace alimentano sfrenate corse al riarmo

«L’indifferenza uccide… Vogliamo dare voce a chi non ha voce, a chi può solo inghiottire lacrime, perché il Medio Oriente oggi piange, soffre e tace, mentre altri lo calpestano in cerca di potere e ricchezze». Con queste parole di Papa Francesco, si è aperta a Bari, la preghiera ecumenica per la pace in Medio Oriente, sul lungomare di Bari, in largo Giannelli.

Oltre 124 milioni, per la precisione 124.057.414 euro per la Chiesa di tutto il mondo. È il totale delle offerte raccolte nel 2017 da Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) attraverso le sue 23 sedi nazionali e la sede internazionale. È quanto emerge dal Rapporto annuale della Fondazione di diritto pontificio, nata nel 1947 per opera del monaco olandese padre Werenfried van Straaten, per sostenere la Chiesa in tutto il mondo, con particolare attenzione laddove è perseguitata, e presentato oggi a Roma. 

«Su di te sia la pace. Cristiani insieme per il Medio Oriente»: è il motto ufficiale della visita di Papa Francesco a Bari per l'Incontro ecumenico di preghiera per la pace in programma il prossimo 7 luglio. Nella città dove sono conservate le reliquie di san Nicola, il Pontefice e i capi di Chiese e comunità cristiane del Medio Oriente rifletteranno e pregheranno sulla situazione drammatica del Medio Oriente.

«I cristiani rimarranno nella regione solo se la pace sarà ristabilita»; «non è possibile immaginare un Medio Oriente senza cristiani»; è necessario «proteggere i diritti di ogni persona e di ogni minoranza» e «proseguire il dialogo interreligioso». Su queste quattro «convinzioni» i Capi delle Chiese e delle comunità cristiane del Medio Oriente rifletteranno a Bari, dove il prossimo 7 luglio Papa Francesco li ha convocati per una Giornata di preghiera per la pace.

Per avere accesso «al cuore di Gesù, c'è un solo requisito: sentirsi bisognosi di guarigione e affidarsi a Lui». Lo ha detto ieri il Papa all'Angelus in piazza San Pietro. Appello per Nicaragua e Siria. Plauso ad Etiopia ed Eritrea per la ripresa del dialogo di pace. L'invito a pregare per il suo pellegrinaggio ecumenico a Bari.