Siria

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«La Pasqua è davanti a noi ma da qui si vede solo il Calvario». E il Calvario, in Medio Oriente, ha il nome di Ghuta, Damasco, Idlib, Aleppo, Baghdad, Batnaya, Mosul, Afrin, Gaza, e tanti altri luoghi di guerra e di morte. Nelle parole di mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad, non c'è solo dolore, ma ancje la speranza che la Pasqua sia motivo di gioia.

Sono arrivati da Beirut all’aeroporto di Fiumicino altri 43 profughi siriani grazie ai corridoi umanitari promossi da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei) e Tavola valdese. Domani ne arriveranno altri 47. Si tratta di nuclei familiari provenienti da Aleppo, Homs, Raqqa e Edlib; oltre un terzo sono bambini. Saranno accolti come sempre in diverse città d'Italia: Torino, Genova, Iglesias, Sabaudia.

La scuola, i negozi, la passeggiata al parco sono esperienze che non hanno vissuto ma che ritrovano nelle tante storie raccontate dai loro genitori. Un modo per ricordare ai loro figli e a se stessi che una vita normale è possibile. Nessuno sa dove è diretto l’uomo dalla valigia di pelle. Tutti sappiamo però che porta con sé la cosa più preziosa che gli è rimasta, la speranza. Quel bimbo è la speranza e il grande desiderio di pace per la Siria.

«Non dimenticare le migliaia di famiglie, tra cui bambini e giovani, scappati dalla violenza della guerra in Siria e Iraq, molti dei quali in età scolare, che si appellano alla nostra generosità per riprendere la vita scolastica e così poter sognare un futuro migliore». È l’appello contenuto nella lettera inviata a tutti i vescovi del mondo dal prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, card. Leonardo Sandri, e da mons. Cyril Vasil, arcivescovo segretario, per la tradizionale «Collecta pro Terra Sancta» del Venerdì Santo.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla Siria, ha invitato le parti coinvolte nel conflitto a consentire le consegne di cibo e medicinali da parte di un convoglio umanitario a Douma, la periferia orientale di Ghouta. Il 13 marzo presentazione ufficiale del rapporto della Commissione internazionale d’inchiesta.

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