Sri Lanka

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E’ stato il settimo viaggio apostolico del pontificato a essere protagonista oggi all’udienza generale del mercoledì. Ai fedeli radunati in aula Paolo VI, Papa Francesco ha voluto raccontare i momenti salienti del pellegrinaggio che lo ha condotto prima in Sri Lanka e poi nelle Filippine. Così, tra i ricordi del Pontefice, è subito affiorata la canonizzazione di Giuseppe Vaz, a Colombo, in un Paese di “grande bellezza naturale” che sta cercando di ricostruire “l’unità dopo un lungo e drammatico conflitto civile”.

«Conserverò sempre nel cuore il ricordo della festosa accoglienza da parte delle folle, in alcuni casi addirittura oceaniche, che ha accompagnato i momenti salienti del viaggio». Ad assicurarlo ai fedeli è stato il Papa, che nella catechesi dell'udienza di oggi, davanti a 7 mila fedeli nell'Aula Paolo VI, si è soffermato sul viaggio apostolico in Sri Lanka e nelle Filippine, che ha compiuto la scorsa settimana.

«In teoria, possiamo dire che una reazione violenta davanti a un'offesa, a una provocazione, in teoria sì, non è una cosa buona, non si deve fare. In teoria, possiamo dire quello che il Vangelo dice, che dobbiamo dare l'altra guancia. In teoria, possiamo dire che noi abbiamo la libertà di esprimere e questa è importante. Nella teoria siamo tutti d'accordo, ma siamo umani, e c'è la prudenza, che è una virtù della convivenza umana». Lo ha detto ieri Papa Francesco, rispondendo ai giornalisti, nel volo di ritorno dalle Filippine (trascrizione integrale).

Tante immagini resteranno impresse ma anche le parole: «Dobbiamo imparare a piangere». Padre Federico Lombardi, domenica sera, conversando con i giornalisti nel far conoscere il numero delle persone che al Rizal Park e nelle strade circostanti - sei o forse sette milioni per le autorità di Manila - sottolinea che si è trattato del più grande evento nella storia dei Papi.

Ognuno ha il diritto di praticare la propria religione senza offendere, e ognuno ha il diritto - quasi l'obbligo - di dire quello che pensa, senza tuttavia insultare, provocare o prendere in giro la fede. Lo ha detto Papa Francesco durante la conferenza stampa in volo tra Colombo e Manila, precisando - una volta in più - che ogni religione ha dignità e che non si può uccidere in nome di Dio. Sollecitato dalle domande di otto giornalisti, il Pontefice ha parlato del processo di riconciliazione in Sri Lanka e della voglia di voler abbracciare soprattutto i poveri nelle Filippine, così come di terrorismo internazionale e delle possibili minacce al Vaticano.

Nel difficile sforzo di perdonare e trovare la pace, Maria è sempre pronta a incoraggiarci e a guidarci. Nel santuario mariano di Madhu, Papa Francesco ha pregato per la riconciliazione nello Sri Lanka, dopo tanti anni di sanguinosa guerra civile. Proprio in questa regione, meta di pellegrinaggi di fedeli cattolici e non solo, troppe volte infatti si sono verificati scontri tra i ribelli tamil e le forze governative, trasformando il santuario in un luogo di accoglienza e protezione dei profughi. Il cuore lacerato del Paese asiatico, ha rimarcato il Pontefice, ogni famiglia che ha pianto la perdita dei propri cari ha trovato il conforto della Madre Celeste, che sempre tende le proprie braccia verso quanti stanno cercando di ritornare ad un'esistenza pacifica..

La Chiesa in Sri Lanka - con i suoi colori e il suo dinamismo gioioso - è in festa per la proclamazione del suo primo santo, Giuseppe Vaz, che spese la vita a servizio degli ultimi per amore del Principe della pace. La piccola comunità cattolica, che da ieri ha accolto con semplicità e calore il Successore di Pietro, ha gremito il Galle Face Green, dove Papa Francesco ha celebrato la canonizzazione, a venti anni dalla beatificazione, proclamata da Giovanni Paolo II nello stesso luogo, sul medesimo altare. Papa Bergoglio ha invitato tutti a seguire l'esempio del sacerdote oratoriano, soprattutto nell'impegno per la pace, la giustizia e la riconciliazione.