Bosnia Erzegovina

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Venti anni fa la fine dell'assedio di Sarajevo. Il più lungo della storia moderna, ben 1425 giorni. Nonostante le ferite interne ancora aperte, la Bosnia-Erzegovina, paese nato dagli accordi di Dayton (1995) e diviso su base etnica e religiosa, volge lo sguardo all'Europa nel tentativo di lasciarsi alle spalle il suo tragico passato. Due settimane fa la presentazione di «formale domanda di adesione alla Ue». 

Prima dell’udienza generale di oggi Papa Francesco ha incontrato nello Studio dell’Aula Paolo VI il presidente di turno della presidenza collegiale della Bosnia ed Erzegovina, Dragan Covic, accompagnato da una delegazione del Comitato organizzativo dello Stato e della Chiesa per la visita pastorale che ha compiuto a Sarajevo il 6 giugno scorso.

Papa Francesco ha ricevuto questa mattina in Vaticano il Presidente di turno della Presidenza collegiale della Bosnia ed Erzegovina Dragan Čović. accompagnato da una delegazione del Comitato organizzativo dello Stato e della Chiesa per la visita pastorale compiuta a Sarajevo il 6 giugno scorso. Così il Papa ha ricordato quel giorno.

Su Medjugorje “stiamo per prendere una decisione”. In Europa preferisco visitare i piccoli Paesi, quelli che in passato hanno tanto sofferto. Il volo Sarajevo-Roma è stato breve, ma Papa Francesco non si è sottratto alle domande dei giornalisti. Dopo aver chiarito che sulla questione Medjugorje si sta lavorando da tempo, il Pontefice è tornato a parlare della pace, ribandendo che chi favorisce la guerra con la vendita delle armi, pur parlando di dialogo e intese internazionali, è un ipocrita. A una domanda sui giovani e l’uso di computer e televisione, Papa Bergoglio ha chiarito che ci sono due cose differenti da considerare: le modalità e i contenuti. Il linguaggio virtuale, infatti, è una realtà che non possiamo negare ma deve essere a servizio del progresso dell'umanità, altrimenti diventa una malattia psicologica.

Voi siete i fiori di primavera del dopoguerra: lavorate per la pace, tutti insieme. L’ultimo appuntamento di Papa Francesco a Sarajevo, quello con i giovani nel Centro diocesano “Giovanni Paolo II”, è stato scandito dalla gioia e dalla spontaneità. I ragazzi della Bosnia ed Erzegovina, hanno accolto il Successore di Pietro con canti e balli, declinando le attese e le paure per il futuro con le testimonianze di alcuni di loro. Il Pontefice li ha rassicurati e incoraggiati, abbandonando il discorso ufficiale e rispondendo alle loro domande. In un mondo dove non di rado i potenti parlano di pace, ma poi vendono le armi, Papa Bergoglio ha chiesto ai giovani di non essere ipocriti, ma onesti, di costruire ponti, intessere relazioni di fratellanza, indipendentemente dal credo religioso.

Una cattedrale gremita di sacerdoti, religiose, religiosi, seminaristi, uomini e donne che hanno offerto a Papa Francesco i propri ricordi, fatti di dolore e di tormento negli anni della guerra, ma anche intrisi dello stesso amore di Cristo crocifisso. Il primo incontro del pomeriggio della giornata del Pontefice a Sarajevo, nella cattedrale del Sacro Cuore, è stato scandito dalle testimonianze di quanti gli orrori dell’odio li hanno vissuti in prima persona, di quanti hanno superato le incomprensibili efferatezze della guerra con la fede in Dio, con il perdono. Papa Bergoglio, dopo aver reso omaggio a questi martiri dei nostri giorni, ha abbandonato il discorso ufficiale per parlare a braccio e ribadire che un popolo che dimentica la sua storia non ha futuro.

Una preghiera per la pace perché nel mondo si rafforzi la fede e la speranza e gli uomini siano artigiani di giustizia e perdono. Nel Centro studentesco francescano internazionale di Sarajevo, Papa Francesco ha incontrato i rappresentanti delle confessioni religiose presenti in Bosnia ed Erzegovina e ha ricordato che “il dialogo è una scuola di umanità e un fattore di unità, che aiuta a costruire una società fondata sulla tolleranza e il mutuo rispetto”. In un mondo purtroppo “ancora lacerato da conflitti”, la cosiddetta “Gerusalemme d’Europa”, “con la sua varietà di popoli, culture e religioni, può diventare nuovamente segno di unità, luogo in cui la diversità non rappresenti una minaccia, ma una ricchezza e un'opportunità per crescere insieme.

Il Papa in Bosnia Erzegovina, il moloch figlio degli accordi di Dayton, incontra i rappresentanti croato, serbo e bosgnacco e sottolinea che il Paese ha un posto in Europa. Il suo «mai più la guerra» risuona nello stadio di Kosevo dove chiede di non essere «predicatori di pace», quanto piuttosto «operatori di pace, cioè coloro che la fanno». Rivendicato il ruolo delle religioni nel percorso di riconciliazione. I DISCORSI - LE IMMAGINI

«Voi siete i fiori di primavera del dopoguerra. Lavorate per la pace tutti insieme. Che questo sia un Paese di Pace. Pace che ci porterà gioia. La pace si costruisce insieme, musulmani, ebrei, ortodossi e cattolici. Tutti siamo fratelli, tutti adoriamo un unico Dio». Con queste parole, dette a braccio, Papa Francesco si è rivolto ai circa 2000 giovani che assiepavano, dentro e fuori, il centro interdiocesano giovanile «Giovanni Paolo II».  (testo integrale)