Gran Bretagna

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E così ce l’hanno fatta la manager Gina e il parrucchiere spagnolo Deir Dos Santos a rimettere nelle mani di Westminster la decisione di invocare l’articolo 50 del Trattato sull’Unione europea che avvierebbe il Brexit. La Suprema Corte, il tribunale di ultima istanza britannica, ha dato torto alla premier Theresa May che aveva sostenuto inutilmente che i poteri di prerogativa davano a lei e a lei soltanto il potere di avviare il processo di divorzio tra la Gran Bretagna e gli altri ventisette Paesi Ue.

Quasi sempre, quando negli ultimi quindici anni si sono chiesti ai popoli referendum sull’Unione, il risultato è stato negativo. E' un dato che dovrebbe far riflettere. L'Unione Europea può sopravvivere solo cambiando volto e riconquistando il consenso della maggioranza degli europei.

(Bruxelles) L’uscita di scena di David Cameron, l’avvio – a 27 – di una riflessione sul dopo Brexit, le preoccupazioni di Mario Draghi e della Bce per la tenuta del sistema bancario e finanziario dell’Unione, la Spagna ancora senza governo, le pressioni della Scozia su Bruxelles per poter rimanere nell’Ue, nonostante il Brexit… Sono alcuni dei temi dibattuti a Bruxelles al Consiglio europeo che, dopo la prima giornata esplorativa di ieri, oggi riprende i lavori guardando al futuro della «casa comune», alla necessità di serrare i ranghi dopo aver perso il Regno Unito.

(Bruxelles) Il Regno Unito «deve rispettare pienamente la volontà della maggioranza dei cittadini senza ulteriori indugi» e «procedere alla notifica ufficiale di recesso dall’Ue», prima di poter trovare un accordo sulle nuove relazioni con l’Ue. Il Parlamento europeo, riunito questa mattina in sessione straordinaria, a poche ore da un decisivo summit dei capi di Stato e di governo Ue, ha votato una risoluzione che chiama in causa le responsabilità del governo di Londra dopo il referendum sul Brexit.

«In un processo libero e democratico il popolo britannico ha espresso il suo desiderio di lasciare l’Unione europea. Siamo spiacenti per questa decisione ma la rispettiamo». I leader delle istituzioni Ue intervengono ufficialmente sul Brexit: prendono la parola, congiuntamente Juncker (Commissione), Tusk (Consiglio europeo), Rutte (Consiglio dei ministri Ue) e Schulz (Europarlamento).

Con il referendum del 23 giugno si sancisce il divorzio tra Londra è il resto dell'Ue. Il «leave», con il 51,9% dei voti, batte il «remain» con il 48,1%. Ora prendono avvio i negoziati per ridefinire i rapporti tra l'isola e i Ventisette. Attese ricadute politiche interne e un auspicabile aggiornamento del progetto di integrazione comunitaria.