Gran Bretagna

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«Una legge che consentirebbe a individui di partecipare attivamente a mettere fine alla vita di altri rafforzandone l'idea che non hanno più nessun valore. Questa non è la via da seguire per una società che vuole essere compassionevole e premurosa». In un comunicato i più importanti leader religiosi della Gran Bretagna hanno lanciato un appello contro la legge sul suicidio assistito in discussione alla camera dei Lords il 18 luglio.

«Un evento straordinario nella storia inglese». Viene presentata con queste parole dall'Ordinariato personale di Nostra signora di Walsingham, la celebrazione domani pomeriggio nella chiesa di Nostra Signora dell'Assunzione e San Gregorio, a Londra, di una Messa cattolica che per la prima volta utilizzerà alcune parti del ricco patrimonio liturgico anglicano.

Delusione perché la nuova legge, che porterà ai primi matrimoni gay nell'estate del 2014 e che è stata approvata in fretta dalla Regina Elisabetta, trasforma il matrimonio in una istituzione in cui «non è più al centro l'apertura ai figli e, con essa, la responsabilità per i padri e le madri di rimanere insieme per allevarli». La esprimono il presidente e vicepresidente della conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e Galles, l'arcivescovo di Westminster Vincent Nichols e quello di Southwark Peter Smith in un comunicato con il quale definiscono il via libera definitivo alle nozze gay del Regno Unito «un punto di non ritorno» e un «profondo cambiamento sociale».