Gran Bretagna

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(Londra) «Prego per la premier Theresa May e per gli altri politici ogni giorno. Sono sicuro che a pagare il prezzo di un'uscita senza accordo dall'Unione europea saranno i più poveri e vulnerabili». È il primate anglicano Justin Welby, in un'intervista con la radio cristiana «Premier Christian Radio», a lanciare l'allarme contro il «no deal».

Si apre con una lettera inviata alla premier britannica Theresa May e firmata da duecento parlamentari, di diversi partiti politici, alcuni pro e altri contro Brexit, la ripresa dell'attività politica di Westminster. I deputati britannici invitano il primo ministro a escludere il «no deal Brexit», ovvero una rottura netta con l'Unione europea, che provocherebbe - sostengono - un danno irreparabile all'economia britannica.

(Bruxelles) Il backstop, ossia la soluzione «di salvaguardia», è «intesa quale polizza d'assicurazione volta a evitare una frontiera fisica sull'isola d'Irlanda e a garantire l'integrità del mercato unico». Lo si legge nel capitolo delle Conclusioni del Consiglio europeo, in corso tra ieri e oggi a Bruxelles, dedicato al Brexit.

Il governo inglese lancerà presto un programma di registrazione - il «Settlement Scheme» - rivolto ai cittadini dell'Ue che vivono in Inghilterra, per accedere ad «una via legale» di soggiorno, dopo il Referendum del 2016 che ha decretato il divorzio dell'Inghilterra dall'Ue. Ma la Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles si «oppone fermamente» a questa decisione perché «addebita alle persone la garanzia di diritti che già detengono».

Il divorzio tra Regno Unito e Ue è stato definito formalmente durante il summit-lampo del Consiglio europeo tenutosi ieri a Bruxelles. Dovrebbe entrare in vigore il 30 marzo 2019. Ora Theresa May deve convincere il Parlamento britannico a ratificarlo. «Comunque vada - ha dichiarato Donald Tusk - resteremo amici fino alla fine dei giorni».