Grecia

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E' iniziato ieri lo sgombero di Idomeni, il grande campo profughi informale al confine tra Grecia e Macedonia. Le operazioni di polizia si sono svolte finora nella calma. Circa 8.500 persone, tra cui moltissime famiglie con 4000 bambini provenienti da Siria, Afghanistan, Iraq, saranno spostati in nuovi campi aperti nei dintorni di Salonicco, finanziati dall'Europa. Ma il destino di queste vite è ancora sospeso.

“Cari fratelli e sorelle, ringrazio quanti hanno accompagnato con la preghiera la visita che ho compiuto ieri nell’Isola di Lesbo, in Grecia. Ai profughi e al popolo greco ho portato la solidarietà della Chiesa. Erano con me il Patriarca Ecumenico Bartolomeo e l’arcivescovo Ieronymos di Atene e di tutta la Grecia, a significare l’unità nella carità di tutti i discepoli del Signore. Abbiamo visitato uno dei campi dei rifugiati: provenivano dall’Iraq, dall’Afghanistan, dalla Siria, dall’Africa, da tanti Paesi. Abbiamo salutato circa 300 di questi profughi, uno ad uno. Tutti e tre: il Patriarca Bartolomeo, l’arcivescovo Ieronymos ed io. Tanti di loro erano bambini; alcuni di loro – di questi bambini – hanno assistito alla morte dei genitori e dei compagni....".

Costruire “muri non è una soluzione”, “dobbiamo fare ponti”. “L’Europa deve urgentemente fare politiche di accoglienza e integrazione, di crescita, di lavoro, di riforma dell’economia”. Dopo la visita lampo compiuta sull’isola greca di Lesbo, Papa Francesco ha risposto alle domande dei giornalisti presenti sul volo, approfondendo alcuni aspetti dell’appuntamento, che ha avuto un carattere “umanitario” ed è stato molto “forte”. Alle parole, il Pontefice ha voluto anche dare un segno concreto: con il suo stesso aereo, infatti, ha accompagnato tre famiglie di rifugiati dalla Siria, 12 persone in tutto, di cui 6 minori.

“Voi, abitanti di Lesbo, dimostrate che in queste terre, culla di civiltà, pulsa ancora il cuore di un’umanità che sa riconoscere prima di tutto il fratello e la sorella, un’umanità che vuole costruire ponti e rifugge dall’illusione di innalzare recinti per sentirsi più sicura. Infatti le barriere creano divisioni, anziché aiutare il vero progresso dei popoli, e le divisioni prima o poi provocano scontri”. 

Nelle poche ore trascorse a Lesbo, Papa Francesco non ha mancato di incontrare la cittadinanza e la comunità cattolica, uomini e donne che “hanno saputo tenere aperti i cuori e le porte”, condividendo il poco a loro disposizione con quanti sono privi di tutto.

Uno scoglio in mezzo al mare, approdo per tanti disperati in fuga dalla guerra. Papa Francesco è voluto essere tra i profughi dell’isola greca di Lesbo, un viaggio segnato dalla tristezza – ha detto ai giornalisti durante il volo – per incontrare la catastrofe più grande dopo la seconda guerra mondiale. Atterrato all’aeroporto internazionale di Mytilene, il Pontefice è stato accolto dal primo ministro Alexis Tsipras, che ha espresso gratitudine “per il suo messaggio contro la guerra. E per invocare l’accoglienza in un momento in cui altri leader alzano barriere in Europa”. 

La giornata di Francesco a Lesbo con Bartolomeo I e Ieronymos II. Il messaggio ai rifugiati del «Mòria refugee camp»: «Non siete soli». E ancora: «Non perdete la speranza». Il gesto delle corone di fiori in mare. La decisione di accompagnare a Roma con l’aereo papale tre famiglie di rifugiati dalla Siria, 12 persone in tutto, di cui 6 minori