Grecia

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Nel corso dell’incontro al porto di Mytilene con la cittadinanza e la comunità cattolica per fare memoria delle vittime delle migrazioni, Papa Francesco ha recitato, dopo l’arcivescovo Ieronymos e il patriarca Bartolomeo I, una preghiera di cui pubblichiamo il testo integrale. Al termine, i tre leader religiosi hanno gettato tre corone di fiori in mare.

«I migranti, prima di essere numeri, sono persone, sono volti, nomi, storie». Ad affermarlo è oggi Papa Francesco, nel discorso tenuto al presidio della guardia costiera nel porto di Mytilene incontrando con il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I e con l’arcivescovo di Atene Ieronymos le autorità, la cittadinanza e la comunità cattolica di Lesbo per fare memoria delle vittime delle migrazioni.

Lesbo, l’isola in cui arriva il Papa (programma), è stata finora forse la porta più importante da cui i profughi entravano in Europa. Ed è stata anche il varco meno insicuro visto che per arrivarci bastava attraversare i dieci, quindici chilometri del tratto di mare che separa questa isola greca dalla costa della Turchia che si lascia alle spalle. Si dice che negli anni scorsi la metà degli ottocentomila profughi che sono giunti in Grecia abbiano fatto tappa a Lesbo.

Oggi, al termine dell'udienza generale in piazza San Pietro, Papa Francesco ha detto: “Sabato prossimo mi recherò nell’isola di Lesbo, dove nei mesi scorsi sono transitati moltissimi profughi. Andrò, insieme con i miei fratelli il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e l’Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Hieronymos, per esprimere vicinanza e solidarietà sia ai profughi sia ai cittadini di Lesbo e a tutto il popolo greco tanto generoso nell’accoglienza. Chiedo per favore di accompagnarmi con la preghiera, invocando la luce e la forza dello Spirito Santo e la materna intercessione della Vergine Maria”.