Grecia

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«Stiamo seguendo gli sviluppi per essere pronti a rispondere, per quel che possiamo, a eventuali emergenze che potrebbero verificarsi». È quanto riferito al Sir da Caritas Grecia in merito alla forte scossa di terremoto, di  magnitudo 6,7, registrata nel Mar Egeo, che ha colpito l’isola greca di Kos, e anche la città turca di Bodrum. Due le vittime, entrambe a Kos: un turista turco e uno svedese, che stavano uscendo da un bar quando il  tetto è crollato per la scossa.


«Con le famiglie siriane e afghane si condivide tutto. Si chiacchiera, si va al mare, i bambini giocano. C'è vita insieme»: parlano entrambi con il dolce accento senese, Filippo e Fabiola Bianchini, 38 e 39 anni, partiti dall'Italia due anni fa con i loro quattro figli, due naturali e due adottati ed un quinto in arrivo. 

E' iniziato ieri lo sgombero di Idomeni, il grande campo profughi informale al confine tra Grecia e Macedonia. Le operazioni di polizia si sono svolte finora nella calma. Circa 8.500 persone, tra cui moltissime famiglie con 4000 bambini provenienti da Siria, Afghanistan, Iraq, saranno spostati in nuovi campi aperti nei dintorni di Salonicco, finanziati dall'Europa. Ma il destino di queste vite è ancora sospeso.

“Cari fratelli e sorelle, ringrazio quanti hanno accompagnato con la preghiera la visita che ho compiuto ieri nell’Isola di Lesbo, in Grecia. Ai profughi e al popolo greco ho portato la solidarietà della Chiesa. Erano con me il Patriarca Ecumenico Bartolomeo e l’arcivescovo Ieronymos di Atene e di tutta la Grecia, a significare l’unità nella carità di tutti i discepoli del Signore. Abbiamo visitato uno dei campi dei rifugiati: provenivano dall’Iraq, dall’Afghanistan, dalla Siria, dall’Africa, da tanti Paesi. Abbiamo salutato circa 300 di questi profughi, uno ad uno. Tutti e tre: il Patriarca Bartolomeo, l’arcivescovo Ieronymos ed io. Tanti di loro erano bambini; alcuni di loro – di questi bambini – hanno assistito alla morte dei genitori e dei compagni....".

Costruire “muri non è una soluzione”, “dobbiamo fare ponti”. “L’Europa deve urgentemente fare politiche di accoglienza e integrazione, di crescita, di lavoro, di riforma dell’economia”. Dopo la visita lampo compiuta sull’isola greca di Lesbo, Papa Francesco ha risposto alle domande dei giornalisti presenti sul volo, approfondendo alcuni aspetti dell’appuntamento, che ha avuto un carattere “umanitario” ed è stato molto “forte”. Alle parole, il Pontefice ha voluto anche dare un segno concreto: con il suo stesso aereo, infatti, ha accompagnato tre famiglie di rifugiati dalla Siria, 12 persone in tutto, di cui 6 minori.

“Voi, abitanti di Lesbo, dimostrate che in queste terre, culla di civiltà, pulsa ancora il cuore di un’umanità che sa riconoscere prima di tutto il fratello e la sorella, un’umanità che vuole costruire ponti e rifugge dall’illusione di innalzare recinti per sentirsi più sicura. Infatti le barriere creano divisioni, anziché aiutare il vero progresso dei popoli, e le divisioni prima o poi provocano scontri”. 

Nelle poche ore trascorse a Lesbo, Papa Francesco non ha mancato di incontrare la cittadinanza e la comunità cattolica, uomini e donne che “hanno saputo tenere aperti i cuori e le porte”, condividendo il poco a loro disposizione con quanti sono privi di tutto.