Genova

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Il crollo di Genova è una tragedia umana, sociale, etica, ancor prima che tecnica. Il Paese (e ciascuno di noi) ha il dovere di interrogarsi seriamente sull’accaduto, sui fenomeni indotti, sulla disordinata e penosa reazione del mondo politico, quello a cui abbiamo delegato la nostra rappresentatività nel governare il «nostro» Paese. 

«Il crollo del ponte Morandi sul torrente Polcevera ha provocato uno squarcio nel cuore di Genova. La ferità è profonda, è fatta innanzitutto dallo sconfinato dolore per coloro che hanno perso la vita e per i dispersi, per i loro familiari, i feriti, i molti sfollati». Lo ha detto stamani l’arcivescovo di Genova, card. Angelo Bagnasco, nell’omelia (testo integrale) dei funerali di Stato di 18 delle 41 vittime del crollo del ponte, che ha presieduto nella fiera della città ligure. 

Parla al Sir padre Mauro Brezzo, cappellano dell’ospedale San Martino di Genova, che sta dando conforto alle persone ferite e ai familiari delle vittime. Molti hanno deciso di non partecipare ai funerali di Stato che si terranno domani e celebreranno esequie in forma private. Nella camera ardente dell'ospedale San Martino sono rimaste sei bare.

337 famiglie le famiglie sfollate per un totale di circa 560 persone che risiedono in una decina di palazzine che si trovano sotto la parte del ponte non crollata. In corso i lavori per liberare dalle macerie l'area dei soccorsi. Luigi D’Angelo, direttore operativo per il coordinamento delle emergenze del Dipartimento della Protezione civile fa il punto sui soccorsi.