Russia

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Putin e il suo entourage (assieme alla Bielorussia) unici colpevoli di aver riportato la guerra in Europa. Sostegno materiale e politico, ma non militare, all’Ucraina. Accoglienza per chi fugge dalla guerra. Prospettiva europea per Kiev, ma per ora di adesione all’Ue non se ne parla. Ventisette uniti nelle sanzioni economiche alla Russia e nell’imboccare la strada dell’indipendenza energetica dal gas russo entro un quinquennio. Sono gli elementi principali emersi dal vertice straordinario tenuto dai capi di Stato e di governo dell’Ue, riuniti a Versailles (Parigi). 

“Condividendo i sentimenti di angoscia e preoccupazione di Papa Francesco più volte espressi per i ‘fiumi di sangue e lacrime che scorrono in Ucraina’, mi permetto di implorare Sua Santità con spirito di fraternità: per favore, rivolga un urgente appello alle autorità russe affinché fermino immediatamente le ostilità contro il popolo ucraino e mostrino buona volontà per cercare una soluzione diplomatica al conflitto, basata sul dialogo, il buon senso e il rispetto del diritto internazionale, consentendo al contempo corridoi umanitari sicuri e accesso illimitato all’assistenza umanitaria”. Con queste parole, il cardinale Jean-Claude Hollerich, in qualità di presidente dei vescovi Ue, ha rivolto oggi un accorato appello al Patriarca di Mosca e di tutte le Russie inviandogli una lettera. 

“Ieri abbiamo visto le strazianti immagini del bombardamento di una clinica ostetrica. Abbiamo visto anche le immagini di fosse comuni nelle quali depongono centinaia di corpi esanimi. Oggi dobbiamo dire a tutto il mondo: No, No alle uccisioni di massa in Ucraina!”. Sono parole di dura condanna quelle pronunciate oggi da mons. Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina nel quotidiano videomessaggio. 

Continua il “pressing” del movimento ecumenico sul Patriarca di Mosca Kirill. A muoversi oggi sono dalla Francia i presidenti della Conferenza episcopale di Francia (Cef), mons Éric de Moulins-Beaufort e della Federazione protestante di Francia (Fpf), il pastore François Clavairoly. 

“Non ho paura perché penso che un sacerdote, un cristiano, una persona deve rendere conto prima di tutto alla propria coscienza, a Dio e alla storia. C’è un ordine logico di sottomissione. Certamente un cristiano riconosce l’autorità dello Stato, ma sa che ci sono anche autorità superiori che sono quelle della coscienza e di Dio”.

“Dopo la terza giornata di colloqui emerge che non ci sono passi avanti. Tutte e due le delegazioni hanno detto che non hanno ottenuto quello che speravano, però si rivedranno a breve. Vuol dire sostanzialmente un nulla di fatto. Purtroppo questo accade in una giornata in cui si delineeranno alcune dinamiche di questa guerra, che è già atroce ma che rischia di diventare ancora più atroce”.