Spagna

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Il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) esprime forte preoccupazione «per la gestione irresponsabile della situazione dei migranti a bordo dell'Aquarius che ha ritardato l'individuazione di un porto sicuro, mettendo potenzialmente a rischio la vita stessa delle persone».

Cambio di governo in Spagna: in Parlamento la mozione di sfiducia contro il premier Mariano Rajoy ha raccolto 180 consensi. I voti contrari sono stati 169, una l'astensione. La guida dell'esecutivo passa automaticamente a Pedro Sanchez, segretario generale del Psoe, il partito che ha presentato la mozione in Parlamento.

Appuntamento a Madrid. Sarà la città spagnola ad ospitare il prossimo incontro europeo dei giovani promosso dalla comunità ecumenica di Taizé. Ad annunciarlo è stato il priore della comunità, fr. Alois, parlando sabato scorso, nella quotidiana meditazione serale, ai giovani riuniti dal 28 dicembre al 1° gennaio a Basilea.

Le tre forze indipendentiste che già governavano il «Parlament» catalano uscente incassano la maggioranza assoluta dei seggi, 70 su 135, ma non dei voti, arrivando al 47,5 per cento. Il primo partito è il centrista unionista di Ciudadanos con 37 seggi. Il futuro si prospetta complicato: la posta in gioco ora è trovare una formula di governo capace di soddisfare la volontà dei votanti.

«La Dichiarazione d’indipendenza unilaterale del 27 ottobre scorso ha significato la rottura dell’ordine costituzionale che come spagnoli ci siamo dati quarant’anni fa». Così l’arcivescovo di Valladolid e presidente della Conferenza episcopale spagnola, card. Ricardo Blázquez Pérez, nel suo discorso di fronte ai confratelli spagnoli riuniti in assemblea plenaria a Madrid da stamane.

Solo uno sguardo molto superficiale delle cose può portare a tracciare un parallelo tra il braccio di ferro tra Madrid e Barcellona e gli scenari che si aprono dopo i referendum consultivi di Veneto e Lombardia. Diverso il clima, per fortuna, diversi gli sbocchi. Ma questo non significa che la politica italiana, già concentrata su altri appuntamenti ad iniziare dalle elezioni siciliane, si possa permettere di considerare la questione già archiviata, grazie magari all’avvio di un tavolo negoziale.

I vescovi catalani guardano con preoccupazione l’evoluzione della situazione nel Paese e ad esprimerla è l’arcivescovo di Terragona, monsignor Jaume Pujol, presidente della Conferenza episcopale terragonese. In un tweet così scrive: «Profondamente preoccupato e triste per la situazione che si è creata oggi. Chiedo a Dio che si preservi la pace sociale».