Turchia

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«In meno di due settimane, almeno 80.000 bambini sono stati costretti a lasciare le proprie case a causa dell'ultima ondata di violenza nel nordest della Siria». Lo denuncia oggi l'Unicef, in una nota nella quale, sottolinea che «allo stesso tempo, circa 4.000 bambini sono fuggiti dalle violenze in Iraq, attraversando il confine siriano nella regione del Kurdistan iracheno a Sahela e Al-Waleed; adesso sono al campo di Bardarash a Dohuk, nel nord dell'Iraq».

120 ore, cinque giorni: è questo il tempo della tregua, o della «pausa», nell'offensiva turca contro i miliziani curdi nel Nord della Siria, frutto dell'accordo raggiunto nella serata di ieri, 17 ottobre, ad Ankara tra il vicepresidente Usa, Mike Pence, il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, e il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.

Il 9 ottobre prendeva inizio l’offensiva turca in territorio siriano denominata «Fonte di pace». Dopo una settimana che cosa è cambiato negli equilibri delle potenze internazionali e regionali coinvolte? Ne abbiamo parlato con Matteo Bressan, analista e docente, direttore dell’Osservatorio per la stabilità e sicurezza del Mediterraneo allargato (OssMed) della Lumsa

(Bruxelles) Cessazione immediata delle azioni militari nel nord della Siria; ricerca di una soluzione politica al conflitto; avanti con l'embargo di armi. I ministri degli esteri dell'Unione europea, riuniti a Lussemburgo, hanno emesso una posizione comune sulla Turchia che usa il metodo del bastone e della carota. Il Consiglio Ue anzitutto «esorta nuovamente la Turchia a cessare la sua azione militare unilaterale nella Siria nordorientale e a ritirare le sue forze».