Turchia

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Lesbo, l’isola in cui arriva il Papa (programma), è stata finora forse la porta più importante da cui i profughi entravano in Europa. Ed è stata anche il varco meno insicuro visto che per arrivarci bastava attraversare i dieci, quindici chilometri del tratto di mare che separa questa isola greca dalla costa della Turchia che si lascia alle spalle. Si dice che negli anni scorsi la metà degli ottocentomila profughi che sono giunti in Grecia abbiano fatto tappa a Lesbo.

Nelle strutture Caritas a Lesbo sono tutti in attesa della visita del Papa il 16 aprile. Sono in maggioranza famiglie con bambini, donne incinte, persone con disabilità, anziani, persone vulnerabili. Dall'inizio di dicembre ad oggi Caritas Hellas ha ospitato più di 5.000 persone e tuttora ne sostiene, anche con la distribuzione di sacchi a pelo, indumenti, prodotti per l'igiene e per i bambini, oltre 3.000.

Sabato 16 aprile papa Francesco, il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I e Sua Beatitudine  Hieronymos, arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia si ritroveranno nell'isola di Lesbo, nel Mar Egeo, divenuta in questi mesi meta di migliaia di rifugiati in fuga dai paesi in guerra. Scopo della iniziativa  è «contribuire alla presa di coscienza della comunità internazionale» di un problema umanitario.

«La crisi dei rifugiati è una cosa, l’adesione della Turchia all’Ue è tutt’altra e non si può mercanteggiare sulla pelle di tanti disperati in fuga». Lo afferma oggi Caritas italiana in una nota ufficiale nella quale prende posizione sull’accordo tra Ue e Turchia per rimpatriare i profughi attualmente in Grecia.

Il Consiglio europeo del 17-18 marzo ha portato a un'intesa tra i 28 e il governo di Ankara. Molti i dubbi sulla sua concreta applicabilità. Davutoglu parla di passaggio storico, mentre Tusk smorza i toni. Ma all'Europa manca ancora una reale e complessiva strategia per affrontare l'emergenza-profughi.

«Il Consiglio europeo ritornerà sul fascicolo della migrazione in tutti i suoi aspetti in occasione del Consiglio europeo di marzo per consolidare ulteriormente l’attuazione congiunta europea della nostra strategia globale in materia di migrazione»: sono le parole conclusive della «Dichiarazione finale» – diffusa nella notte – del summit svoltosi ieri nella capitale belga.

Continua l'assedio di Aleppo. Con la popolazione allo stremo, la città martire siriana è sempre più terreno di battaglia di una guerra per procura combattuta da grandi potenze straniere che appoggiano le tante fazioni armate in lotta contro il regime di Assad, sostenuto a sua volta da Iran e Russia. Il fragile accordo di Monaco non sembra aver fermato le ostilità che proseguono in attesa di un cessate il fuoco, concordato, e delle operazioni di consegna degli aiuti umanitari alle città assediate. «Basta ipocrisie» è il grido del vicario apostolico di Aleppo, mons. Georges Abou-Khazen che punta l'indice: «se Usa e Arabia saudita fossero sinceri nel combattere il terrorismo dovrebbero unire i loro sforzi a quelli russi. Invece si ha come l’impressione che non vogliano farlo seriamente».