Turchia

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Al termine dell'Angelus il Papa ha detto: 

“Ieri abbiamo ricevuto con grande dolore la notizia della terribile strage avvenuta ad Ankara, in Turchia. Dolore per i numerosi morti. Dolore per i feriti. Dolore perché gli attentatori hanno colpito persone inermi che manifestavano per la pace. Mentre prego per quel caro Paese, chiedo al Signore di accogliere le anime dei defunti e di confortare i sofferenti e i familiari”.

Il piccolo Aylan era fuggito da Kobane con la sua famiglia. A Kobane, come dimostrano quotidianamente le cronache televisive, si combatte una guerra cruenta fra Curdi e Isis. Così il padre del piccolo Aylan aveva disperatamente intrapreso il viaggio per raggiungere i parenti in Germania ove forse avrebbe potuto costruire un’altra vita per sé e per i suoi figli.

La forza di una foto sta proprio nella sua capacità di allertare i sensi, di acuire le sensazioni, di accorciare le distanze, di aprire il cuore, di facilitare la comprensione, di allargare gli orizzonti, di suggerire una via diversa da percorrere, di sensibilizzare la coscienza, di raccontare la nuda realtà, di restituire la verità alla verità.

La Turchia torna a oscurare Twitter. Nelle ore in cui veniva identificato l’autore dell’attentato a Suruc in cui hanno perso la vita 32 persone, le autorità turche hanno bloccato ieri (22 luglio) l’accesso a Twitter nel Paese a causa dell’ordinanza di un tribunale locale riguardante la diffusione delle immagini dell’attacco.

La repubblica turca ha sempre rifiutato che tale responsabilità vada ascritta al paese, anche  se fu proprio il governo turco, nel 1919, a disporre la celebrazione di un processo contro  i responsabili degli eccidi  condannandoli a morte in contumacia.