Turchia

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«Il Consiglio europeo ritornerà sul fascicolo della migrazione in tutti i suoi aspetti in occasione del Consiglio europeo di marzo per consolidare ulteriormente l’attuazione congiunta europea della nostra strategia globale in materia di migrazione»: sono le parole conclusive della «Dichiarazione finale» – diffusa nella notte – del summit svoltosi ieri nella capitale belga.

Continua l'assedio di Aleppo. Con la popolazione allo stremo, la città martire siriana è sempre più terreno di battaglia di una guerra per procura combattuta da grandi potenze straniere che appoggiano le tante fazioni armate in lotta contro il regime di Assad, sostenuto a sua volta da Iran e Russia. Il fragile accordo di Monaco non sembra aver fermato le ostilità che proseguono in attesa di un cessate il fuoco, concordato, e delle operazioni di consegna degli aiuti umanitari alle città assediate. «Basta ipocrisie» è il grido del vicario apostolico di Aleppo, mons. Georges Abou-Khazen che punta l'indice: «se Usa e Arabia saudita fossero sinceri nel combattere il terrorismo dovrebbero unire i loro sforzi a quelli russi. Invece si ha come l’impressione che non vogliano farlo seriamente».

A quindici giorni di distanza dagli attentati di Parigi c’è una domanda che, detta o sottintesa, domina ancora la mente della gente sballottata fra sentimenti di paura e pulsioni di vendetta, fra allarmismi per il fagotto abbandonato e allarmi per il terrorista identificato, tra la voglia di rientrare nella quotidianità della vita che continua e il timore confuso per il futuro.

L'abbattimento del jet da combattimento russo Sukhoi Su-24 da parte di un F-16 turco, ha fatto emergere, ma non ce n'era bisogno, la politica ambigua di Russia e Turchia nella crisi siriana. Entrambi i Paesi vogliono imporsi come interlocutore principale nel quadro del riassetto nella regione. E lo fanno a colpi di missili. Il nemico non sembra essere più lo Stato islamico che potrebbe paradossalmente giovarsi di questa divisione.

Il fiorentino mons. Paolo Bizzeti, gesuita, vescovo di Tabe e vicario apostolico per l’Anatolia, ha ricevuto ieri, 2 novembre, l’ordinazione episcopale nella basilica di Santa Giustina a Padova, dove riposa il corpo dell‘evangelista Luca, vicina al centro Antonianum, di cui è stato rettore dal 2007, dopo aver prestato servizio per molti anni a Bologna.