Unione Europea

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A cominciare dalla creazione di un fondo fiduciario (asset patrimoniali ellenici da privatizzare per un valore di 50 miliardi) a garanzia del rispetto degli accordi e per ripagare i creditori. Altre misure: innalzamento dell'età pensionabile; revisione dell'Iva; taglio della spesa per la Pubblica amministrazione; avvio delle privatizzazioni; eliminazione dei privilegi fiscali (armatori e isole dell'Egeo)

«A questo punto speriamo che all’annuncio del raggiungimento dell’accordo faccia seguito al più presto anche la firma. La Grecia senza l’Unione europea non può andare da nessuna parte». Con queste parole il presidente dei vescovi cattolici del Paese ellenico, monsignor Franghiskos Papamanolis, commenta al Sir l’esito dell’Eurosummit che ha varato un piano salva-Grecia di circa 86 miliardi, 25 dei quali destinati a ricapitalizzare il sistema bancario.

«Chiediamo alle istituzioni europee e al Fondo monetario internazionale di continuare a mostrare comprensione e, con azioni concrete, di stare accanto ad una popolazione che ha contribuito così tanto all’Europa ma che ora vive in condizioni che non rendono onore né al nostro Paese, né all’Unione europea»: è l’accorato appello dei vescovi greci, in una lettera firmata dal presidente della Conferenza episcopale Franghiskos Papamanolis, vescovo emerito di Syros-Thira-Creta e dal segretario Nikolaos Printezis, arcivescovo di Naxos-Tinos.

In Grecia, con la chiusura delle banche, la situazione di povertà si sta aggravando ancora di più, con il rischio di una emergenza umanitaria. Gli effetti stanno già colpendo direttamente anche la Caritas, che vive come tutti una situazione di grave stallo e incertezza perché non può ritirare soldi per aiutare i poveri, come conferma al Sir padre Antonio Voutsinos, presidente di Caritas Hellas.

Per il presidente dei vescovi cattolici, monsignor Franghiskos Papamanolis, sull'operato di Tsipras: «Il premier greco si è dimostrato incompetente». Il presidente di Caritas Grecia, padre Antonio Voutsinos: «Rischio di forti tensioni sociali e disordini». Il vescovo Dimitrios, esarca apostolico per i cattolici di rito bizantino in Grecia: «Nella disperazione... un voto di speranza».

«L‘esito del referendum greco ha due grandi sconfitti», sostiene Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli. Il primo «è l'establishment tecnocratico e politico che ha reso irriconoscibile il progetto europeo delle origini, dando una priorità assoluta e insensata agli interessi della finanza internazionale, a scapito della dignità del lavoro e della democrazia». L‘altro grande sconfitto «è il blocco delle forze populiste e nazionaliste che cavalcando lo scontento diffuso per la crisi, rischiano di sfasciare l'Europa».

Se una volta l’attività economica prevalente era l’agricoltura, se per un secolo è stata l’industria, oggi l’attività economica prevalente con cui si creano enormi ricchezze senza produrre nulla è la finanza. Ed è la finanza alla base anche della crisi greca. Oggi in un’economia che produce ricchezza senza produrre nulla si usa il denaro solo per fare denaro.