Unione Europea

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«La crisi dei rifugiati è una cosa, l’adesione della Turchia all’Ue è tutt’altra e non si può mercanteggiare sulla pelle di tanti disperati in fuga». Lo afferma oggi Caritas italiana in una nota ufficiale nella quale prende posizione sull’accordo tra Ue e Turchia per rimpatriare i profughi attualmente in Grecia.

Il Consiglio europeo del 17-18 marzo ha portato a un'intesa tra i 28 e il governo di Ankara. Molti i dubbi sulla sua concreta applicabilità. Davutoglu parla di passaggio storico, mentre Tusk smorza i toni. Ma all'Europa manca ancora una reale e complessiva strategia per affrontare l'emergenza-profughi.

«Il Consiglio europeo ritornerà sul fascicolo della migrazione in tutti i suoi aspetti in occasione del Consiglio europeo di marzo per consolidare ulteriormente l’attuazione congiunta europea della nostra strategia globale in materia di migrazione»: sono le parole conclusive della «Dichiarazione finale» – diffusa nella notte – del summit svoltosi ieri nella capitale belga.

(Bruxelles) «Dobbiamo agire oggi. Non domani. Sono troppe le vite umane in pericolo. Dobbiamo agire insieme, per questa emergenza umanitaria. E già da oggi dobbiamo prevenire crisi umanitarie nel futuro, dentro l’Ue e al di fuori dei nostri confini». Il commissario europeo Christos Stylianides illustra le decisioni assunte oggi dal Collegio in relazione all’emergenza-migranti, che prevedono tra l’altro una nuova e specifica assistenza finanziaria ai Paesi Ue più esposti agli arrivi di migranti.

Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha reso nota una bozza di accordo tra Bruxelles e Londra per evitare che la Gran Bretagna lasci l'Ue. L'esperto dell'Università di Aberdeen, «queste misure non bastano per placare gli euroscettici». Si complicano i rapporti con Scozia e Irlanda.

C'è qualcosa che sinceramente sfugge, nell’attacco quasi a freddo che il presidente della commissione europea, Juncker, ha mosso al governo Renzi: l’Ue si trova a gestire al suo interno processi di vera e propria involuzione antidemocratica in Ungheria e Polonia, e non trova di meglio da fare che prendersela con chi l’aveva criticata un mese prima. In modo oggettivamente esagerato, ma pienamente nel recinto della legittima dialettica comunitaria.