Unione Europea

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In un suo articolo di qualche tempo fa l’economista Giacomo Vaciago ebbe a ricordarci che era giunta l’ora di pensare alle buone ragioni della Cancelliera Merkel. Era il tempo del governo Monti, quando infuriava nel nostro paese il neo-germanesimo bocconiano. Venne poi il governo Letta e, dopo, il governo Renzi: il neo-germanesimo è stato messo in discussione per far posto a un atteggiamento di politica economica orientato verso la crescita.

«Un voto storico? Si vedrà. Con queste elezioni i greci hanno detto all'Ue che vogliono seguire una strada fatta non di austerità ma di solidarietà perché è sulla solidarietà che deve nascere la nuova Europa». Così monsignor Franghiskos Papamanolis, presidente della Conferenza episcopale greca, commenta al Sir i risultati della tornata elettorale di ieri, 25 gennaio, che ha visto prevalere, come ampiamente previsto, il partito di sinistra radicale Syriza guidato da Antonis Tsipras con 149 seggi, due in meno di quelli necessari per un governo a maggioranza assoluta.

Frans Timmermans, olandese, vice presidente vicario della Commissione: «La competenza in materia di sicurezza è degli Stati membri. Come Commissione stiamo però facendo il possibile per coordinare gli interventi e per fornire una risposta di scala europea». Precisa che «Schengen non è in discussione» e che c'è il problema «di vigilare sulle frontiere esterne».

La proposta, in seguito ai tragici eventi di Parigi, di modificare o abolire il trattato di Schengen ritornando alle frontiere è «una follia politica economica e culturale». Lo ha detto questa mattina a Roma monsignor Giancarlo Perego, direttore generale Migrantes, intervenuto alla conferenza stampa di presentazione delle iniziative della Chiesa italiana per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che ricorre domenica 18 gennaio.

Dopo un anno di governo Renzi è lecito fare un bilancio di un presidente del Consiglio che sembra avere voluto lui stesso provocare esami severi proclamandosi diverso da tutti i premier che l’hanno preceduto, promettendo molto e soprattutto, cosa difficile a fare in una democrazia in generale e nella democrazia italiana in particolare, mettendo scadenze in tempi molto brevi e inserendo nella politica quel culto della velocità che perfino i futuristi riservavano solo all’opera d’arte. Gli avversari parlano di molto fumo e poco arrosto.