Unione Europea

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(Sir Europa - Bruxelles) - «Lavorare su una valutazione tecnica prima dell'Eurogruppo che si riunirà lunedì prossimo»: Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, archiviato il summit informale conclusosi nella notte a Bruxelles, guarda già alle prossime tappe per trovare una soluzione di lungo respiro alla situazione greca.

Dante Alighieri che «munge» una mucca? Mai visto. Forse nemmeno mai immaginato. Una stalla in Piazza della Repubblica, a Firenze, a due passi da Palazzo Vecchio e dal campanile di Giotto. Mai vista nemmeno quella. Eppure è successo questa mattina, nel cuore di Firenze che ha lasciato giusto quel paio di ore di tregua meteo agli allevatori di tutta la regione per mettere in scena una protesta colorita, come nello stile, e di sostanza.

In un suo articolo di qualche tempo fa l’economista Giacomo Vaciago ebbe a ricordarci che era giunta l’ora di pensare alle buone ragioni della Cancelliera Merkel. Era il tempo del governo Monti, quando infuriava nel nostro paese il neo-germanesimo bocconiano. Venne poi il governo Letta e, dopo, il governo Renzi: il neo-germanesimo è stato messo in discussione per far posto a un atteggiamento di politica economica orientato verso la crescita.

«Un voto storico? Si vedrà. Con queste elezioni i greci hanno detto all'Ue che vogliono seguire una strada fatta non di austerità ma di solidarietà perché è sulla solidarietà che deve nascere la nuova Europa». Così monsignor Franghiskos Papamanolis, presidente della Conferenza episcopale greca, commenta al Sir i risultati della tornata elettorale di ieri, 25 gennaio, che ha visto prevalere, come ampiamente previsto, il partito di sinistra radicale Syriza guidato da Antonis Tsipras con 149 seggi, due in meno di quelli necessari per un governo a maggioranza assoluta.