Nato

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«I Paesi europei dovrebbero non solo aumentare le spese per la difesa, che sono effettivamente basse, ma fare investimenti insieme in capacità militari ed equipaggiamenti per intervenire anche laddove gli Usa non fossero interessati». Ne è convinto Alessandro Marrone, responsabile del programma «Difesa» dello Iai (Istituto affari internazionali), a conclusione del vertice Nato a Bruxelles: «Date le premesse, si è raggiunto tutto sommato un risultato positivo».

(Bruxelles) «Sarà un Summit particolarmente importante perché siamo confrontati con sfide e minacce senza precedenti e perché ci sono differenze e disaccordi tra gli alleati». Così il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, in una dichiarazione alla stampa, prima del Summit a Bruxelles ha spiegato la posta in gioco, dicendosi «fiducioso che nonostante discussioni e disaccordi, prenderemo decisioni». 

(Bruxelles) «Siamo fieri di ciò che abbiamo realizzato insieme fino ad ora, ma rimane un lungo cammino da percorrere»: è la conclusione della dichiarazione congiunta Nato-Ue appena diffusa a Bruxelles, in vista del vertice Nato che si terrà domani e dopodomani nella capitale belga dove ha sede l'organizzazione del Trattato nord-atlantico.

La notizia del raggiunto accordo tra Skopje e Atene sul nome della Macedonia che dovrebbe diventare «Repubblica Macedonia del Nord» è stata accolta con interesse in Europa, così pure ai vertici Nato e Onu, le organizzazioni internazionali che hanno contribuito a risolvere la questione.

Arabia Saudita, Israele e Gerusalemme, poi Roma, Città del Vaticano, Bruxelles e, infine, Taormina per il G7 a presidenza italiana. Sono queste le tappe del primo viaggio all’estero – previsto a fine maggio - del presidente americano, Donald Trump. L’analisi di Janiki Cingoli, direttore del Cipmo, Centro italiano per la pace in Medio Oriente.

Il Montenegro si appresta a diventare il 29° membro della Nato. I ministri degli Esteri del Patto atlantico, riuniti a Bruxelles, hanno lanciato il loro invito al piccolo Paese balcanico. «Una giornata storica» l'ha definita il premier montenegrino Milo Djukanovic, quasi quanto quella del referendum del 2006 per l’indipendenza. A rischio, adesso, i rapporti tra Nato e Russia - già freddi dopo la questione Ucraina e Crimea - che non ha accolto bene questa decisione