Unicef

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È finalmente approdata nel porto di Valencia la nave dell'Aquarius con a bordo un carico di storie drammatiche di fuga e morte. C'è chi ha rischiato di morire nel Mediterraneo e chi lo ha fatto per fuggire dall'elettrochoc dei torturatori libici. Chi è scappato per proteggere i figli e chi se ne è andato perché non aveva più nessuno con cui stare, a soli 11 anni. 

Secondo le stime indicative delle Nazioni Unite, in attesa dell’approvazione del Governo, sono più di 133mila gli under18 tra le 270mila persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria immediata a seguito del terremoto di magnitudo tra 6 e 7,5 gradi della Scala Richter e delle circa 100 scosse di assestamento, che hanno colpito quattro provincie della Cordigliera in Papua Nuova Guinea, in stato di emergenza dalla settimana scorsa.

«L’Unicef è estremamente preoccupato per la situazione di circa 90mila bambini nella provincia dell’Ituri, a nord-est della Repubblica Democratica del Congo, che scappano dalle violenze intercomunitarie nel territorio di Djugu, a nord della città di Bunia». Lo comunica con una nota il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, che, in seguito a queste violenze, ha stimato che «66.000 bambini sfollati interni non hanno accesso ai servizi sanitari e scolastici e che circa 25.000 bambini si sono rifugiati in Uganda».

«Ogni giorno oltre 175mila bambini si connettono ad Internet per la prima volta, un bambino ogni mezzo secondo; nel mondo 1 utente su 3 è un bambino: i giovani rappresentano il gruppo di età più connesso. Nel mondo, il 71% di loro è online, comparato al 48% della popolazione totale». Sono alcuni dati diffusi oggi da Unicef in occasione del Safer Internet Day.

«In Sud Sudan si sta consumando una tragedia che colpisce oltre la metà dei bambini – vittime di malnutrizione, malattie, reclutamento forzato, violenza e l’impossibilità di poter ricevere un’istruzione». È quanto denuncia l’Unicef lanciando oggi il nuovo rapporto «Childhood under attack» («Infanzia sotto attacco»).