Nucleare

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Sabato 2 settembre, i leader delle sette religioni principali in Corea avranno una udienza speciale con il Santo Padre. «Chiederemo a papa Francesco la sua preghiera e il suo aiuto per il popolo coreano e la riunificazione della penisola coreana», dice al Sir monsignor Igino Kim Hee-joong, arcivescovo di Gwangju e presidente della Conferenza episcopale coreana.

«Questa votazione molto importante è un passo nuovo nella ricerca della pace». Così mons. Silvano Maria Tomasi, segretario delegato del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, commenta a Radio Vaticana l’adozione, da parte delle Nazioni Unite, di un trattato che proibisce l’uso delle armi nucleari, fino ad ora le uniche armi di distruzione di massa senza un apposito documento che le vieti.

«La natura indiscriminata e sproporzionata delle armi nucleari obbliga il mondo a muoversi oltre la deterrenza nucleare. Invitiamo gli Stati Uniti e le nazioni europee a lavorare con altre nazioni per tracciare una strategia credibile, verificabile e applicabile per la totale eliminazione di armi nucleari». La richiesta è contenuta in una dichiarazione dell’arcivescovo Jean-Claude Hollerich, presidente di «Justita et Pax» Europa, e dal vescovo Oscar Cantú, presidente del Comitato dei vescovi americani per la pace e la giustizia internazionale.

«La Santa Sede vede con preoccupazione la situazione nella penisola coreana e sostiene ogni sforzo della comunità internazionale per rilanciare i negoziati per la denuclearizzazione e la pace». Lo ha affermato mons. Janusz Urbańczyk, capo delegazione della Santa Sede al primo Comitato preparatorio (in corso a Vienna dal 2 al 12 maggio) della Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare.