Nucleare

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«Questa votazione molto importante è un passo nuovo nella ricerca della pace». Così mons. Silvano Maria Tomasi, segretario delegato del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, commenta a Radio Vaticana l’adozione, da parte delle Nazioni Unite, di un trattato che proibisce l’uso delle armi nucleari, fino ad ora le uniche armi di distruzione di massa senza un apposito documento che le vieti.

«La natura indiscriminata e sproporzionata delle armi nucleari obbliga il mondo a muoversi oltre la deterrenza nucleare. Invitiamo gli Stati Uniti e le nazioni europee a lavorare con altre nazioni per tracciare una strategia credibile, verificabile e applicabile per la totale eliminazione di armi nucleari». La richiesta è contenuta in una dichiarazione dell’arcivescovo Jean-Claude Hollerich, presidente di «Justita et Pax» Europa, e dal vescovo Oscar Cantú, presidente del Comitato dei vescovi americani per la pace e la giustizia internazionale.

«La Santa Sede vede con preoccupazione la situazione nella penisola coreana e sostiene ogni sforzo della comunità internazionale per rilanciare i negoziati per la denuclearizzazione e la pace». Lo ha affermato mons. Janusz Urbańczyk, capo delegazione della Santa Sede al primo Comitato preparatorio (in corso a Vienna dal 2 al 12 maggio) della Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare.

«Lavorare con determinazione per promuovere le condizioni necessarie per un mondo senza armi nucleari». È l’appello del Papa, contenuto in un messaggio inviato oggi alla «Conferenza dell’Onu finalizzata a negoziare uno strumento giuridicamente vincolante sulla proibizione delle armi nucleari, che conduca alla loro totale eliminazione», la cui prima parte è in corso a New York fino al 31 marzo.

Sono due le emergenze delineate da Francesco nel suo lungo discorso all'Assemblea generale dell'Onu: la protezione dell'ambiente e la fine dell'esclusione sociale. Ma ha anche invitato a riformare l'Onu «progredendo verso l'obiettivo finale di concedere a tutti i Paesi, senza eccezione, una partecipazione e un'incidenza reale ed equa nelle decisioni».