Pasqua

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Batteria, voce e luce per raccontare il Vangelo Secondo Marco. L’attore Nicola Fanucchi e il musicista Piero Perelli alla batteria saranno in scena la sera del 29 marzo, Giovedì Santo, a Cascina, con un suggestivo spettacolo promosso dalla Fondazione Sipario Toscana Onlus. L’appuntamento è per le ore 21 presso l’oratorio di San Giovanni Battista in corso Matteotti (ingresso gratuito).

Le tradizioni religiose di Radicofani sono state sempre molto sentite e particolari, anche per la presenza di numerose Confraternite laicali. Oggi ne rimangono quattro, una delle quali frutto dell’unione di due più antiche: Confraternita di Misericordia e Santissimo Sacramento, Confraternita di Sant’Agata, Confraternita di Maria Santissima Addolorata e Fraternità del Carmine. Nella Settimana Santa sono tutte impegnate a organizzare numerose pie pratiche e processioni.

«Pace, vita, speranza sono i doni pasquali che vorrei augurare a tutti, doni da accogliere vegliando e pregando, per sentire la voce del Signore Risorto che ci invita nella Galilea della nostra vita ad incontrarlo». È quanto scrive il vescovo di San Miniato, mons. Andrea Migliavacca, nel messaggio di auguri per la Pasqua. 

«La vita che noi oggi qui celebriamo, con cinismo e arroganza viene ogni giorno disprezzata e umiliata», in Siria, in Iraq, Yemen, in Egitto, in Terra Santa. Il ricordo di «tutte le situazioni di morte che ci avvolgono» è risuonato domenica 16 aprile, dalla basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, dove l’amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, monsignor Pierbattista Pizzaballa, ha celebrato la messa di Pasqua.

Per comprendere il senso di una festa che fino dalle tradizioni bibliche e pagane era già impostata sulla vicenda del ciclo naturale, è molto efficace il confronto con animali, piante, elementi come l’acqua e il fuoco che entrano nei simboli, nelle preghiere e nella devozione popolare

«Ma è troppo chiedere a questa società un soprassalto di umanità e considerare la vita un bene, senza stabilire una scala di accettabilità?». Se lo è chiesto l'arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, nella sua omelia di Pasqua, nella quale ha toccato con forza molti temi «caldi», dai minacciosi venti di guerra all’enfasi dei media sui suicidi assistiti, da chi specula sui migranti alla situazione dei carcerati.

In una piazza San Pietro trasformata in un giardino fiorito dai 35mila fiori che da più di trent’anni vengono portati dall’Olanda per le celebrazioni pasquali, è risuonato l’annuncio, il canto della Chiesa “Gesù è Risorto”. Lo ha cantato il diacono nel rito del Resurrexit, all’inizio della messa della domenica di Pasqua, mentre veniva scoperta l’icona acheropita del Salvatore, e lo ha ripetuto Papa Francesco in un’ omelia a braccio. La Chiesa, ha detto, non cessa di dire alle nostre sconfitte, ai nostri cuori chiusi e timorosi: “Fermati, il Signore è risorto”. Ma allora, si è chiesto il Pontefice, come succedono tante disgrazie, malattie, tratta di persone, guerre, vendette, odio?

Questa notte ci chiama ad annunciare il palpito del Risorto. Cristo vive! Oggi ognuno di noi è entrato nel proprio sepolcro. Vi invito ad uscire. Andiamo ad annunciare che il Signore “è vivo è vuole risorgere in tanti volti che hanno seppellito la speranza, hanno seppellito i sogni, hanno seppellito la dignità. E se non siamo capaci di lasciare che lo Spirito ci conduca per questa strada, allora non siamo cristiani”.
Così Papa Francesco ha concluso l’omelia della Veglia Pasquale, celebrata nella Basilica di San Pietro nella quale ha accompagnato i fedeli nel sepolcro con Maria di Magdala e l’altra Maria.