Pasqua

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Proviamo a chiedere in giro: che cos’è la Pasqua? Ci sentiremo spesso rispondere: è una vacanza. Ma il cristiano dovrebbe correggere con la matita blu: non è un ponte dal sabato al lunedì, ma un ponte fra la morte e la vita, non è una vacanza di tre giorni, ma una festa lunga una eternità.

«Nelle complesse e talvolta drammatiche vicende dei popoli, il Signore Risorto guidi i passi di chi cerca la giustizia e la pace; e doni ai responsabili delle Nazioni il coraggio di evitare il dilagare dei conflitti e di fermare il traffico delle armi». Lo ha detto il Papa durante nel messaggio pasquale e benedizione «Urbi et Orbi» dalla loggia centrale della Basilica Vaticana, rivolgendosi ai presenti in Piazza San Pietro. 

«Se il Signore è risorto, come mai succedono queste cose? Come mai succedono tante disgrazie, malattie, traffico di persone, tratte di persone, guerre, distruzioni, mutilazioni, vendette, odio? Ma dov’è il Signore?». Lo ha detto Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata oggi, Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore, sul sagrato della Basilica Vaticana.

Che cada in date diverse ogni anno lo sanno tutti, ma il perché è meno noto. E soprattutto come si sia arrivati a questa modalità di celebrare la resurrezione di Gesù. Risponde don Alessandro Biancalani, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell'Italia Centrale.

«Dovremmo riuscire a vedere e, dunque, capire le difficoltà vissute da fratelli e sorelle appartenenti alla nostra comunità. Non lasciamo che l’indifferenza nasconda queste ‘visioni’ quotidiane e vicine a noi». È l’invito espresso dal vescovo di Prato, monsignor Franco Agostinelli, nel messaggio alla diocesi per la Pasqua. 

La celebrazione della Resurrezione del Signore come occasione propizia per «fermarsi un po' di più a pensare, considerare, ascoltare e ascoltarsi, discernere e non voler vincere per forza, gridando», in un mondo dove tutto è troppo veloce e dove la violenza sembra farla da padrona. È questo l’invito che il vescovo di Grosseto, Rodolfo Cetoloni, rivolge nel suo messaggio pasquale alla Diocesi e alla comunità civile.

Sarà il Sepolcro di Gesù, completamente restaurato, ad accogliere le migliaia di pellegrini e fedeli che arriveranno a Gerusalemme per la Pasqua. Quest'anno la data del 16 aprile sarà unica per tutte le Chiese sia di Oriente sia di Occidente. Ma sarà anche un tempo di preghiera per tutte quelle comunità cristiane, specie di Siria e di Iraq, che vivono a causa delle guerre e delle persecuzioni, una Via Crucis che sembra non finire mai.

Unità delle Chiese ed ecumenismo del sangue. Questi i due argomenti trattati dal Patriarca Bartolomeo I nell'intervista esclusiva al Sir per la solennità di Pasqua. E ai fratelli cristiani perseguitati e martiri del Medio Oriente, dice: «Cristo ha promesso che non avrebbe lasciato orfani i suoi. Questa è la nostra unica speranza e la nostra unica fonte di ottimismo»