Pasqua

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«Ma è troppo chiedere a questa società un soprassalto di umanità e considerare la vita un bene, senza stabilire una scala di accettabilità?». Se lo è chiesto l'arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, nella sua omelia di Pasqua, nella quale ha toccato con forza molti temi «caldi», dai minacciosi venti di guerra all’enfasi dei media sui suicidi assistiti, da chi specula sui migranti alla situazione dei carcerati.

In una piazza San Pietro trasformata in un giardino fiorito dai 35mila fiori che da più di trent’anni vengono portati dall’Olanda per le celebrazioni pasquali, è risuonato l’annuncio, il canto della Chiesa “Gesù è Risorto”. Lo ha cantato il diacono nel rito del Resurrexit, all’inizio della messa della domenica di Pasqua, mentre veniva scoperta l’icona acheropita del Salvatore, e lo ha ripetuto Papa Francesco in un’ omelia a braccio. La Chiesa, ha detto, non cessa di dire alle nostre sconfitte, ai nostri cuori chiusi e timorosi: “Fermati, il Signore è risorto”. Ma allora, si è chiesto il Pontefice, come succedono tante disgrazie, malattie, tratta di persone, guerre, vendette, odio?

Questa notte ci chiama ad annunciare il palpito del Risorto. Cristo vive! Oggi ognuno di noi è entrato nel proprio sepolcro. Vi invito ad uscire. Andiamo ad annunciare che il Signore “è vivo è vuole risorgere in tanti volti che hanno seppellito la speranza, hanno seppellito i sogni, hanno seppellito la dignità. E se non siamo capaci di lasciare che lo Spirito ci conduca per questa strada, allora non siamo cristiani”.
Così Papa Francesco ha concluso l’omelia della Veglia Pasquale, celebrata nella Basilica di San Pietro nella quale ha accompagnato i fedeli nel sepolcro con Maria di Magdala e l’altra Maria. 

Proviamo a chiedere in giro: che cos’è la Pasqua? Ci sentiremo spesso rispondere: è una vacanza. Ma il cristiano dovrebbe correggere con la matita blu: non è un ponte dal sabato al lunedì, ma un ponte fra la morte e la vita, non è una vacanza di tre giorni, ma una festa lunga una eternità.

«Nelle complesse e talvolta drammatiche vicende dei popoli, il Signore Risorto guidi i passi di chi cerca la giustizia e la pace; e doni ai responsabili delle Nazioni il coraggio di evitare il dilagare dei conflitti e di fermare il traffico delle armi». Lo ha detto il Papa durante nel messaggio pasquale e benedizione «Urbi et Orbi» dalla loggia centrale della Basilica Vaticana, rivolgendosi ai presenti in Piazza San Pietro. 

«Se il Signore è risorto, come mai succedono queste cose? Come mai succedono tante disgrazie, malattie, traffico di persone, tratte di persone, guerre, distruzioni, mutilazioni, vendette, odio? Ma dov’è il Signore?». Lo ha detto Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata oggi, Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore, sul sagrato della Basilica Vaticana.

Che cada in date diverse ogni anno lo sanno tutti, ma il perché è meno noto. E soprattutto come si sia arrivati a questa modalità di celebrare la resurrezione di Gesù. Risponde don Alessandro Biancalani, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell'Italia Centrale.

«Dovremmo riuscire a vedere e, dunque, capire le difficoltà vissute da fratelli e sorelle appartenenti alla nostra comunità. Non lasciamo che l’indifferenza nasconda queste ‘visioni’ quotidiane e vicine a noi». È l’invito espresso dal vescovo di Prato, monsignor Franco Agostinelli, nel messaggio alla diocesi per la Pasqua.