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“Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta”. Nell'Aula del Senato, ieri sera, la vicepresidente di turno Anna Rossomando ha certificato così la situazione del dibattito generale sul ddl Zan. Sono intervenuti 19 su 35 iscritti a parlare ma non si sa ancora quando la discussione potrà riprendere. Di sicuro c'è che il calendario di Palazzo Madama di qui a fine luglio – appena varato dalla conferenza dei capigruppo – non prevede ulteriori tappe

“La Conferenza episcopale italiana ha fatto tutto il possibile per far presenti le obiezioni al disegno di legge”. A farlo presente è il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, intervistato da Andrea Tornielli su Vatican News in merito al ddl Zan. E poi aggiunge: “Non è stata un’ingerenza. Lo Stato italiano è laico, non è uno Stato confessionale, come ha ribadito il Presidente del Consiglio”.

Proprio mentre da Bruxelles arrivava la notizia – di fondamentale importanza – che tutti i Paesi dell’Unione hanno dato il via libera al piano europeo di rilancio, in Italia il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto-legge che definisce i poteri (la governance, come si usa dire) circa il controllo e l’attuazione del piano nazionale.

“Una proposta di carattere strumentale e arrogante, un testo pasticciato e mal scritto”. È netto il giudizio che il professor Aldo Accardo, ordinario di Storia contemporanea all’Università di Cagliari, dà del cosiddetto “disegno di legge Zan” relativo all’introduzione di misure di contrasto della discriminazione o violenza per sesso, genere o disabilità. Il provvedimento, approvato dalla Camera dei deputati ad inizio novembre, è ora in discussione nella Commissione Giustizia del Senato. “La Chiesa dice parole sagge ed equilibrate su questo tema”, spiega il docente, che si schiera “a fianco in questa battaglia per la difesa della libertà di opinione e contro individualismi ed egoismi inaccettabili”.