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Da sempre le amministrazioni provinciali erano considerate l’«anello debole» dell’assetto politico e istituzionale locale. La maggioranza ha già deciso che verranno abolite con una modifica alla Costituzione, ma intanto si rinnovano, secondo la legge Delrio. In futuro rimarrà solo quella fiorentina. Entro metà ottobre si vota per eleggere i nuovi organismi.

Ha fatto scalpore anche a livello nazionale la conquista del comune di Livorno da parte di Filippo Nogarin, candidato del Movimento Cinque Stelle, che conquistando il 53,06% dei voti ha strappato al centrosinistra la città che nel 1921 aveva visto la nascita del PCI e che dal dopoguerra in poi era sempre stata amministrata da giunte «rosse».

Livorno affronta una sfida inedita nella sua storia politica, quella del ballottaggio per l’elezione del sindaco. Domenica 8 giugno i livornesi tornano alle urne per scegliere il futuro sindaco tra Marco Ruggeri, esponente di spicco del Partito Democratico, e Filippo Nogarin, rappresentante del Movimento 5 Stelle.

La prima impressione è che abbia pesato molto l’effetto «traino» della vittoria di Renzi a livello nazionale in questo risultato, vicino al 60%, che vede Dario Nardella eletto sindaco di Firenze al primo turno: neanche lo stesso Matteo Renzi c’era riuscito cinque anni fa.

Sarà stato l’effetto Renzi, che venerdì scorso ha chiuso con un bagno di folla la campagna elettorale in piazza Duomo, o forse la voglia della città di tornare al centrosinistra, fatto sta che anche a Prato il Pd vola ai suoi massimi storici.