Giuseppe Conte

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Dopo poco più di due ore di riunione, il Cdm ha dato il via libera al Decreto Rilancio da 55 miliardi di euro per far fronte all’emergenza economica provocata dal coronavirus. "C'è un Paese in grande difficoltà, è la manovra per fronteggiare questa fase che contiene delle premesse perché questa fase di ripartenza possa concretizzare una prospettiva di ripresa economica e sociale", ha dichiarato il premier Conte. 

Il Protocollo riguardante la graduale ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo prevede “misure di sicurezza” che “indicano le modalità più idonee per assicurare che la ripresa delle celebrazioni liturgiche avvenga nella maniera più sicura per la salute pubblica e per la tutela protezione dei fedeli”. Così il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha commentato la firma avvenuta questa mattina a Palazzo Chigi

"Inizia la fase due, ora convivenza con il virus. Bisogna tenere la distanza sociale o curva risale. Se non rispettiamo le precauzioni la curva risalirà, aumenteranno i morti e avremmo danni irreversibili per la nostra economia". A dirlo è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha presentato la fase 2. Dura reazione dei vescovi sulle celebrazioni negate

“È fin troppo facile dire ‘apriamo tutto’. Ma i buoni propositi vanno tradotti nella realtà, nella realtà del nostro Paese, tenendo conto di tutte le nostre potenzialità, ma anche dei limiti attuali che ben conosciamo”. Ha sottolineato stamani il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in un lungo post su Facebook

“Siamo consapevoli del grande sacrificio che stiamo chiedendo ai fedeli e ai pastori, costretti a celebrare sine populo i riti della Settimana Santa” e “capisco il rammarico che l’intera comunità di fedeli prova nel vivere una Pasqua diversa, lontani dal calore e dall’affetto dei propri cari, impossibilitati a partecipare alle celebrazioni del Triduo, culmine e centro dell’anno liturgico, a cui il nostro popolo è così legato”. Così il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, in un’intervista a L’Osservatore Romano e a Vatican News

"È la crisi più difficile per l'Italia dal secondo dopoguerra". Dopo un'altra giornata nera, con un nuovo record di morti da coronavirus (793), Conte annuncia l'ultima stretta: "Abbiamo deciso di chiudere in tutta Italia ogni attività produttiva che non sia cruciale, indispensabile a garantire beni e servizi essenziali".