Giuseppe Conte

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«Abbiamo tutti un unico obiettivo: ricostruire il Ponte più bello e più sicuro di prima e restituirlo a Genova nel più breve tempo possibile». Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, al termine di un incontro «proficuo e collaborativo» avuto con il governatore ligure Toti e il sindaco di Genova Bucci, insieme ai vicepresidenti Di Maio e Salvini, al sottosegretario Giorgetti, al viceministro Rixi e al capo della Protezione civile Borrelli.

«Abbiamo deciso di non sospendere le relazioni istituzionali con il governo perché il presidente del Consiglio si è impegnato entro una settimana, dieci giorni, a risolvere il problema creato dal blocco dei fondi per il bando periferie disposto in Senato ad agosto con un emendamento al Milleproroghe». Lo riferisce il presidente dell'Anci, Antonio Decaro, al termine del vertice con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, a Palazzo Chigi.

Il presidente dell'Anci, Antonio Decaro, a nome di tutti i sindaci che contavano sulle risorse del bando periferie, bloccate dal decreto Milleproroghe, ha scritto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, chiedendogli di intervenire per «evitare che tale scellerata decisione dispieghi in toto i suoi effetti nefasti» e per «ripristinare un importante, e strategico per il Paese, vincolo di solidarietà tra istituzioni».

Alle 4 di questa mattina i leader Ue hanno messo nero su bianco le conclusioni cui erano giunti sul complesso problema migratorio. Il premier italiano Conte si è detto soddisfatto, così come diversi altri protagonisti della maratona negoziale notturna. L'Ue si conferma come una essenziale «stanza di compensazione» della politica europea. Ma i nodi irrisolti non mancano.

Irritazione da parte del governo italiano per le anticipazioni sulla bozza delle conclusioni del vertice informale di domenica prossima, a Bruxelles, con la presenza dei leader di Germania, Francia, Italia, Spagna, Grecia, Bulgaria, Malta e Austria n vista del Consiglio europeo di fine giugno. 

Dopo oltre novanta giorni si chiude una delle più lunghe crisi di governo nella storia della Repubblica. Certamente la più drammatica, per il susseguirsi degli eventi, per la fatica generata da un quadro partitico e da uno stile politico tanto nuovi quanto insensibili ai punti cardinali dei procedimenti della democrazia costituzionale, per una fragilità rivelatasi estrema del sistema istituzionale del paese. Un processo, quello che ha portato alla nascita del governo presieduto da Giuseppe Conte, che si è giocato sul crinale, sinora mai sperimentato nella vita della Repubblica, di una crisi costituzionale, quella che ha duramente opposto il Presidente della Repubblica e la maggioranza parlamentare.

«Lavorare mano nella mano con l’Italia» per «stimolare una iniziativa europea intesa a fronteggiare il problema migratorio»: è l’auspicio formulato dal Presidente francese Emmanuel Macron durante la conferenza stampa che ha chiuso il faccia a faccia con il premier italiano Giuseppe Conte all’Eliseo.