Giuseppe Conte

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Nella tradizionale conferenza di fine anno il premier Giuseppe Conte ha difeso la sua manovra anche dall'accusa di essere stata scritta a Bruxelles. Conferma i tagli all'editoria, assicura che non aumenteranno le tasse e si assume la responsabilità dell'errore sull'Ires raddoppiata al no profit.

Dopo le proteste di tutto il mondo del volontariato, dell'Anci e dello stesso presidente della Cei che si era appellato al vicepremier Matteo Salvini, stasera il governo ha fatto marcia indietro promettendo di intervenire quanto prima per correggere l'errore fatto nella manovra, con il raddoppio della tassazione Ires per gli enti noprofit. Fiaschi (Forum Terzo settore), «prendiamo atto dietro-front Governo. Attendiamo incontro per trovare correzioni».

A niente sono valsi gli appelli ripetuti in questi giorni e neanche i continui richiami del Capo dello Stato. La maggioranza gialloverde, pur non avendo incluso questa misura nel «contratto di governo», ha deciso di cancellare il Fondo per il pluralismo che sarebbe entrato in vigore proprio adesso. Una decisione grave che avrà pesanti conseguenze occupazionali, ma che soprattutto restringe ulteriormente il pluralismo dell'informazione.

Dombrovskis e Moscovici ringraziano Conte e Tria per il «dialogo» ma mettono in guardia rispetto alla necessità di riforme, all'obiettivo dei conti pubblici sani, sottolineando il rischio derivante dalla eventuale riforma delle pensioni e dal reddito di cittadinanza. Il premier replica da Roma: «non abbiamo fatto passi indietro».

A distanza di poche settimane siamo costretti a tornare sulla questione dei contributi all’editoria che la maggioranza di Governo vuole abolire, pur non essendo questa misura contenuta nel «contratto di governo» e senza aver aperto un tavolo di confronto con le categorie interessate. Questa settimana pubblichiamo l'appello che Alleanza delle Cooperative, File, Fisc (Federazione settimanali cattolici alla quale aderisce anche Toscana Oggi) e Uspi rivolgono al premier Giuseppe Conte.

Il lungo e logorante tira e non molla intorno alla cosiddetta manovra economica del governo gialloverde, bocciata in prima istanza dalla Commissione europea, è frutto di promesse irresponsabili, tenendo conto della situazione del Paese (probabilmente di nuovo in recessione) e dei vincoli europei.