Matteo Renzi

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Il presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi ha sciolto la riserva e ha presentato al Capo dello Stato Giorgio Napolitano la lista dei ministri. Il giuramento del nuovo governo si svolgerà domani al Quirinale alle 11.30. Lo ha comunicato, dopo circa tre ore di colloquio al Colle, il segretario generale del Quirinale Donato Marra.

Il politologo toscano Roberto Cartocci analizza i cambiamenti intervenuti nella comunicazione politica (streaming, post, tweet, false conversazioni telefoniche, intercettazioni) e denuncia i limiti della politica-spettacolo «fatta solo di slogan che trovano facile sponda nei media». I limiti di una trasparenza male intesa. Le sirene dei populismi. I segnali di una democrazia «di bassa qualità».

«A seguito delle decisioni assunte oggi dalla Direzione nazionale del Partito Democratico, ho informato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, della mia volontà di recarmi domani al Quirinale per rassegnare le dimissioni da presidente del Consiglio dei ministri». Lo si legge in una nota di Palazzo Chigi.

«Nella vostra accoglienza scorgo non solo l'attenzione verso il nuovo papa, che sta raccogliendo attorno a sé tanta stima e consenso, ma anche l'espressione di un dialogo tra le istituzioni pubbliche e la Chiesa che vive in questa città, nel segno della reciproca stima e nel rispetto delle identità e ruoli di ciascuna, mentre condividiamo il servizio agli uomini e alle donne di questo territorio». Lo ha detto l'arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, consegnando ieri pomeriggio in Palazzo vecchio al sindaco di Firenze, Matteo Renzi, il Messaggio di Papa Francesco per Giornata della Pace.

In questi giorni, a seguito dell’accordo Renzi-Berlusconi, si sta cercando di introdurre di nuovo con una legge elettorale quel sistema maggioritario e quella regola dell’alternanza fra destra e sinistra che vent’anni fa, all’inizio della cosiddetta Seconda Repubblica, si cercò di introdurre con il sistema elettorale dei collegi uninominali. Per ottenere questo risultato di un solo partito o coalizione che governa, la nuova legge elettorale prevede delle notevoli forzature al criterio della rappresentanza per fare uscire comunque dalle urne una maggioranza sicura e autosufficiente di destra o di sinistra.