Matteo Renzi

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L'avanzata dello Stato islamico in Libia va arginata. Alla fine del consueto incontrato bilaterale a Roma tra Italia e Santa Sede, in ricorrenza dei Patti Lateranensi, riferisce Radio Vaticana, il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha detto che «occorre intervenire presto, ma sotto l'ombrello Onu».

Lo hanno definito l’Uomo Invisibile. Sbagliato: Sergio Mattarella ha poco a che vedere sia con il personaggio centrale del romanzo di Ralph Waldo Ellison, sia con il protagonista dell’opera di H. G. Wells. Un uomo ai margini del suo mondo il primo, uno scienziato in pieno delirio di onnipotenza il secondo. Semmai, il nuovo Presidente della Repubblica è l’esatto opposto, impersonificando l’impegno nel mondo caro a Diogneto coniugato con la riservatezza, se non l’umiltà, del servitore del bene comune.

«Il coraggio paga. Le riforme vanno avanti». Matteo Renzi ha incassato martedì scorso il via libera al Senato del suo Italicum, anche se la riforma ha subito diversi cambiamenti rispetto alla versione originale. È stato l'ultimo atto parlamentare frutto del «patto del Nazareno», prima dello strappo renziano sul candidato per il Quirinale. 

Non solo le riforme non subiranno una battuta d'arresto, ma anzi Matteo Renzi ha intenzione di accelerare e chiudere la partita di quelle strutturali nel giro di «pochi mesi e settimane». All'ombra del David di Michelangelo, per il vertice bilaterale italo-tedesco voluto dal presidente del Consiglio nella sua Firenze, il gioco di sponda con Angela Merkel è da manuale.

Nonostante l’irresolutezza finora dimostrata, c’è qualche possibilità che il caso di Sergio Cofferati – che ha lasciato il Pd dopo le contestate primarie in Liguria – possa spingere la minoranza del partito ad un gesto eclatante in vista dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Dopo un anno di governo Renzi è lecito fare un bilancio di un presidente del Consiglio che sembra avere voluto lui stesso provocare esami severi proclamandosi diverso da tutti i premier che l’hanno preceduto, promettendo molto e soprattutto, cosa difficile a fare in una democrazia in generale e nella democrazia italiana in particolare, mettendo scadenze in tempi molto brevi e inserendo nella politica quel culto della velocità che perfino i futuristi riservavano solo all’opera d’arte. Gli avversari parlano di molto fumo e poco arrosto.

Economia in difficoltà, crisi morale, riforme lontane e dai contenuti molto incerti: a ben vedere, si capiscono le ragioni della stanchezza di Napolitano. La realtà è che l’Italia di oggi somiglia molto a quella del 1992, quando al Quirinale salì Oscar Luigi Scalfaro.  Il prossimo presidente, che forse uscirà solo al termine di una lotta lunga e defatigante, dovrà essere capace di infondere la stessa fiducia.