Matteo Salvini

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Oltre 600 persone, tra cui neonati e bambini, sono annegate o disperse nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale nelle ultime 4 settimane soltanto. Di questi, almeno 410 sono morti in acque internazionali tra Malta, Italia e Libia. Sono i numeri forniti oggi da Medici senza frontiere in una nota nella quale viene spiegato che «queste tragedie, che rappresentano la metà delle morti in mare nel 2018, sono avvenute mentre non c'erano più navi di soccorso delle organizzazioni non governative (Ong) attive nel Mediterraneo».

«La circolare del ministero dell'Interno che invita, di fatto, le autorità preposte a ridurre le concessioni della protezione umanitaria alle persone straniere che ne fanno richiesta è un atto grave»: lo dichiara oggi don Armando Zappolini, presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca).

Alle 4 di questa mattina i leader Ue hanno messo nero su bianco le conclusioni cui erano giunti sul complesso problema migratorio. Il premier italiano Conte si è detto soddisfatto, così come diversi altri protagonisti della maratona negoziale notturna. L'Ue si conferma come una essenziale «stanza di compensazione» della politica europea. Ma i nodi irrisolti non mancano.

Irritazione da parte del governo italiano per le anticipazioni sulla bozza delle conclusioni del vertice informale di domenica prossima, a Bruxelles, con la presenza dei leader di Germania, Francia, Italia, Spagna, Grecia, Bulgaria, Malta e Austria n vista del Consiglio europeo di fine giugno. 

È finalmente approdata nel porto di Valencia la nave dell'Aquarius con a bordo un carico di storie drammatiche di fuga e morte. C'è chi ha rischiato di morire nel Mediterraneo e chi lo ha fatto per fuggire dall'elettrochoc dei torturatori libici. Chi è scappato per proteggere i figli e chi se ne è andato perché non aveva più nessuno con cui stare, a soli 11 anni.