Parlamento

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L’addio al «bicameralismo perfetto» o «paritario» rappresenta il vero stacco rispetto alle scelte dei Costituenti. Il tutto in nome di una governabilità accelerata richiesta dai tempi. Non meno significative le altre modifiche, a partire dalle modalità di elezione e dal referendum propositivo. La Riforma costituzionale passerà al vaglio del referendum popolare confermativo previsto per l’autunno del 2016

Previsto un nuovo istituto giuridico di diritto pubblico con specifici diritti sociali. Tra questi la responsabilità genitoriale e adottabilità sul figlio anche naturale di uno dei partner della coppia omosessuale; la reversibilità della pensione; l'iscrizione delle «unioni» nell'archivio dello stato civile; il riconoscimento di obblighi di mutua assistenza e la successione testamentaria.

In un’estate dominata dalla tragedia epocale dei migranti, che bussano alle porte d’Europa come il popolo d’Israele guardava alla valle del Giordano dalla cima del Monte Nebo, colpisce molto sfavorevolmente che all’argomento non sia stato dedicata nemmeno la parvenza di un dibattito parlamentare straordinario.

Proteste, ancora proteste contro la legge Madia, la contestata riforma della Pubblica amministrazione, che prevede tra l’altro l’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato con un’altra forza pubblica (Carabinieri, probabilmente). Il Senato, con 145 voti a favore, 97 contrari e nessun astenuto, ha approvato definitivamente il progetto di riforma, ora da tradurre in decreti attuativi che lo rendano operativo. Un progetto che non piace ai Forestali che in un recente referendum hanno bocciato all’unanimità la soppressione del Corpo.

La Corte europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano a risarcire il danno a tre coppie gay che volevano sposarsi e non avevano potuto farlo. Non ha detto che hanno anche loro diritto al matrimonio (come loro chiedevano invocando l’art 12 della Convenzione e il divieto di discriminazioni) anzi su questo punto ha detto un chiaro no, giudicando la richiesta «manifestamente infondata».

Ora che la battaglia sulla «buona scuola» è stata definitivamente vinta dal governo, con l’approvazione alla Camera del disegno di legge che ne delinea i contenuti di massima (in realtà molte cose sono ancora da determinare attraverso i decreti attuativi), resta da chiedersi se questo significhi davvero la fine della guerra che ha drasticamente contrapposto, in questi mesi, i docenti e i loro sindacati al ministro dell’Istruzione e soprattutto al premier.

Dal mondo delle comunità di recupero dalle tossicodipendenze (Comunità Giovanni XIII, Ceis e Cnca) una serie di considerazioni e di valutazioni che sbarrano la strada all'iniziativa parlamentare. Scetticismo anche da parte dell'associazione Scienza & Vita. Il corsivo di «Avvenire»: «La rischiosità di una mossa che ignora le ricadute educative e sociali».

Circa 107 mila assunzioni di precari, premi per i prof meritevoli, nuovi poteri del preside che può chiamare direttamente i docenti a insegnare nella propria scuola, school bonus e carta dello studente. Sono i punti fondamentali della riforma per la «buona scuola» targata Matteo Renzi, che ha ottenuto il via libera definitivo della Camera. Ecco, in 10 punti, quello che c'è da sapere sulla nuova legge.

Via libera definitivo dalla Camera dei Deputati. Scopriamo insieme tutti gli aspetti innovativi di una riforma che non interviene solo sul personale docente, ma cambia profondamente le dinamiche interne al sistema scolastico. Innovazioni profonde riguardano anche gli alunni, con l’alternanza scuola-lavoro. Confermate le elargizioni liberali e la detrazione di 400 euro annui per gli iscritti alle scuole paritarie. Ma le novità non finiscono qui