Quirinale

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Ha giurato nel pomeriggio del 1° giugno il governo M5s-Lega. Un governo politico che più politico non si può, visto il ritorno alla grande del ruolo dei partiti e la presenza come vicepremier dei due leader, Luigi Di Maio e Matteo Salvini (che saranno anche ministri, il primo al Lavoro, il secondo all'Interno). Eppure guidato ancora una volta da un tecnico, il professore Giuseppe Conte, da un «non eletto dal popolo» se si vuole usare una terminologia tanto in voga quanto impropria.

Quelli che abbiamo alle spalle sono stati giorni difficili per la Repubblica. E per la nostra democrazia, all’improvviso più fragile e nervosa. Giorni segnati da tante parole fuori misura, da gesti non meno imprudenti, da reazioni spericolate, da silenzi imbarazzati e da analisi ingenerose. Che solo a metterli tutti in fila, si potrebbe scrivere un libro dell’antipolitica. E anche della retorica antisistema, tanto in voga in questa stagione complicata della vita politica.

«Lavoreremo intensamente per realizzare gli obiettivi politici che abbiamo anticipato nel contratto di governo». Lo ha assicurato il nuovo presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dopo aver dato lettura della lista dei ministri che comporranno il Governo da lui guidato. «Lavoreremo con determinazione - ha aggiunto - per migliorare la qualità di vita di tutti gli italiani». Ecco i ministri.

Una dichiarazione a favore del presidente della Repubblica Sergio Mattarella da parte dei costituzionalisti della scuola di Paolo Barile: «Il suo comportamento è stato in tutto conforme alla Costituzione». Tra i firmatari anche il presidente emerito della Corte costituzionale, Ugo De Siervo.

Non ha senso polarizzare il sistema e, dunque, l'offerta politica tra europeisti e non europeisti, tra populisti e benpensanti, così come tra vecchio e nuovo. Partiamo dalla realtà e dai nostri tanti problemi. Elezioni ravvicinate sono spesso segno di crisi di sistema. Che ci si arrivi almeno con una offerta politica nuova. Nuova e finalmente adeguata.