Referendum

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Una prima lettura «a caldo» proviamo a farla confrontandoci con due costituzionalisti, Stefano Ceccanti ed Enzo Di Salvatore, entrambi protagonisti della campagna referendaria, rispettivamente per il Sì e per il No. Il primo spiega l’affluenza così elevata e anche l’esito del voto con l’idea che il referendum «è stato come un’elezione politica e da elezione politica sono stati la partecipazione e i comportamenti degli elettori». Il secondo rileva che «non c’è stata la vittoria di questa o di quella forza politica», piuttosto i cittadini hanno fondamentalmente votato «sul merito della riforma».

«Non lo so se chiedo molto, ma veramente chiedo che un po’ tutti sotterrino l’ascia di guerra fatta di parole pesanti, fatta anche di espressioni tante volte al limite della volgarità». Lo ha detto il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, commentando i risultati del recente Referendum.

Votare non è mai un atto di routine. In questo caso la partecipazione alle urne assume una rilevanza veramente straordinaria per il nostro Paese. La legge costituzionale modifica aspetti significativi dell’assetto istituzionale della Repubblica, così come risulta dalla Carta del 1948 e dalle leggi di revisione già approvate.

Presentiamo questa settimana le posizioni sul voto del 4 dicembre presenti all’interno del mondo cattolico. C’è chi si schiera apertamente per una parte o per l’altra ma prevale l’invito alla pacata riflessione. Dai vertici della Conferenza episcopale è arrivato l’invito a informarsi e a partecipare perché la posta in gioco è importante. Mons. Galantino: «Non ci piace una politica fatta di rivalse e interessi di bottega».

Dopo aver affrontato, in tre puntate, i vari punti del referendum costituzionale, concludiamo l’approfondimento con un’intervista a due costituzionalisti: Stefano Ceccanti («La Sapienza» di Roma) e Enzo Di Salvatore (Università di Teramo). Ceccanti: «La riforma era necessaria per tre motivi: togliere la doppia fiducia, ridisegnare i rapporti Stato-Regioni e superare la decretazione d’urgenza». Di Salvatore: «Si sarebbe dovuto porre al centro il cittadino, rendendo autenticamente federale il sistema politico e potenziando  lo Stato sociale»..