Profughi

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La nave della Ong Sos Mediterranée, con il supporto a bordo di Medici senza frontiere, ha lasciato il primo agosto il porto di Marsiglia per recarsi di nuovo nella zona Sar (Search & rescue), ossia le acque internazionali dove avvengono più di frequente i naufragi. A sostegno della sua azione c'è una lettera aperta firmata da oltre 500 personalità di tutta Europa.

(Bruxelles) La Commissione europea ha deciso oggi di deferire l'Ungheria alla Corte di giustizia dell'Ue per la non conformità della legislazione del Paese in materia di asilo e di rimpatrio con la legislazione dell'Ue. A renderlo noto un comunicato della Commissione che spiega come la decisione odierna sia stata preceduta dalla procedura d'infrazione contro l'Ungheria avviata nel dicembre 2015 e da un parere motivato nel dicembre 2017.

Oltre 600 persone, tra cui neonati e bambini, sono annegate o disperse nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale nelle ultime 4 settimane soltanto. Di questi, almeno 410 sono morti in acque internazionali tra Malta, Italia e Libia. Sono i numeri forniti oggi da Medici senza frontiere in una nota nella quale viene spiegato che «queste tragedie, che rappresentano la metà delle morti in mare nel 2018, sono avvenute mentre non c'erano più navi di soccorso delle organizzazioni non governative (Ong) attive nel Mediterraneo».

«I libici chiedono all'Europa di parlare con una voce unica, con un messaggio univoco che rafforzi il coordinamento di tutti gli sforzi in atto. In accordo con il Primo Ministro, Fayiez Serraj, organizzeremo il prossimo 10 ottobre al Parlamento europeo, a Bruxelles, una giornata di lavoro sulla Libia, insieme all'Alto Rappresentante europeo per la Politica estera, Federica Mogherini». Lo ha dichiarato ieri il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, al termine della sua visita in Libia.

A 7 anni dall'indipendenza la vita di milioni di persone dipende esclusivamente dagli aiuti umanitari, l'inflazione è in costante aumento, le infrastrutture distrutte, l'economia in ginocchio. Caritas italiana continua a sostenere la popolazione con un nuovo e articolato programma in Sud Sudan e in Uganda, in collaborazione con le Caritas locali e con l'organizzazione Medici con l'Africa Cuamm.

Dal Gran Paradiso a Marsala: sono numerosissimi gli aderenti all’iniziativa lanciata per oggi in tutta Italia dal presidente di Libera e Gruppo Abele: indossare una maglietta rossa dando vita ad una mobilitazione per dire stop alle «deportazioni indotte» e alle morti in mare, recuperare la nostra umanità e preparare una società giusta e accogliente.

«La circolare del ministero dell'Interno che invita, di fatto, le autorità preposte a ridurre le concessioni della protezione umanitaria alle persone straniere che ne fanno richiesta è un atto grave»: lo dichiara oggi don Armando Zappolini, presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca).