Protezione civile

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«Con il terremoto dobbiamo convivere. E' una constatazione scomoda ma ineludibile. Ma dobbiamo attrezzarci per farlo nel modo migliore possibile. Per questo siamo qui oggi e insieme al prefetto Gabrielli abbiamo reagito subito all'appello lanciato dal sindaco di Fivizzano, per fare sul posto il punto della situazione e organizzare la presenza dello Stato e delle istituzioni nei luoghi colpiti dalle scosse sismiche che continuano a verificarsi». Lo ha detto oggi a Fivizzano il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, incontrando insieme a Franco Gabrielli i sindaci dei comuni colpiti dal terremoto in Lunigiana. Entrambi si sono poi spostati in Garfagnana a Minucciano.

Il presidente Enrico Rossi: «Non è stato un evento catastrofico, ma ha interessato circa 15 mila persone in Lunigiana e altre 7-8 mila in Garfagnana». Gli edifici danneggiati: «Da un quadro che ho fatto parlando con i sindaci siamo già a diverse centinaia di abitazioni private e qualche edificio pubblico. Quando lo sciame sismico sarà terminato dovremo stabilire come rimediare ai danni alle strutture pubbliche e come garantiremo il rientro in case sicure agli sfollati»

«Non voglio certo polemizzare con Franco Gabrielli, ma il continuo sciame che colpisce Lunigiana e Garfagnana fa inevitabilmente aumentare l’entità dei danni: quando le scosse finiranno, dovremo fare i conti e temo che i cinque milioni di euro annunciati non basteranno». Così il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, nella Giunta tenuta questa mattina a Firenze, riferendosi alle scosse di terremoto che si verificano nella parte nord ovest della regione.

In Lunigiana e Garfagnana la terra trema ancora, seppur mostrando una tendenza all'attenuazione del fenomeno. Lo sciame sismico ha avuto inizio venerdì 21 giugno alle ore 12.33, con una tremenda scossa di magnitudo 5.2, seguita, a distanza di poche ore, da altre due di intensità minore, ma sempre molto forti. Il territorio ha retto bene alle scosse, ma non mancano lesioni e problemi. E soprattutto i timori nella popolazione. Non solo delle scosse possibili, ma anche di esser lasciati soli.