Buddismo

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«Gli insegnamenti di Gesù e del Buddha promuovono la dignità della donna. Sia il buddismo, sia il cristianesimo, insegnano che donne e uomini posseggono uguale dignità e hanno svolto un ruolo importante nella promozione della donna». È quanto si legge nel messaggio del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso in occasione della festività buddista di Vesakh/Hanamatsuri 2019, che ricorre il 19 maggio.

Un manifesto in nove punti che definisce i diritti e garantisce, oltre alle cure, il rispetto della dignità e il supporto religioso e spirituale per chi si trova nella fase finale della vita in strutture sanitarie. È il manifesto interreligioso dei diritti nei percorsi di fine vita presentato e firmato questa mattina a Roma, nel Complesso monumentale del Santo Spirito a Roma, frutto di particolare sensibilità nei confronti del dialogo interreligioso in ambito sanitario e volto a creare un percorso che porti ad impegni concreti.

«La nostra presenza oggi è un chiaro segno del nostro legame di amicizia». Lo ha scritto in un messaggio mons. Ángel Ayuso Guixot, segretario del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, a capo di una delegazione a Bangkok, in occasione delle celebrazioni per il 230° anniversario del «Royal Temple of Chetupon (Wat Pho), in corso dal 1° all'11 novembre 2018.

«È mio vivo desiderio che buddisti e cattolici intensifichino il loro rapporto, progrediscano nella reciproca conoscenza e nella stima delle rispettive tradizioni spirituali, e siano nel mondo testimoni dei valori della giustizia, della pace e della tutela della dignità umana». Lo ha detto il Papa, ricevendo questa mattina, prima dell'udienza generale, nell'auletta dell'Aula Paolo VI, una delegazione buddista dalla Thailandia.

L'Italia a colori. Aperta al dialogo e all'incontro per dire in questo tempo di paure ed incertezza che «si può, anzi, si deve lavorare insieme», per la pace, la giustizia, la fraternità. È questo il messaggio che i partecipanti al convegno in corso oggi a Roma su «Dharma e Logos», monaci e rappresentanti di cinque tradizioni di fede diverse, cristiani, buddisti, induisti, giainisti e sikh vogliono lanciare al nostro Paese.

«Promuovere una cultura libera dalla corruzione», fenomeno che «comporta l'abuso di posizioni di potere per un guadagno personale, sia nel settore pubblico sia nel privato» ed è diventato «uno scandalo così esteso nel mondo di oggi» che le Nazioni Unite hanno indicato il 9 dicembre come la Giornata internazionale contro la corruzione. È l'appello rivolto dal Pontificio Consiglio per il dialogo religioso ai buddisti, in occasione degli auguri per la festività di Vesakh, che si celebra il 29 maggio.

A guidare la lista dei 50 Paesi dove i cristiani sono più perseguitati, sono la Corea del Nord e l'Afghanistan. Nelle «top ten» ci sono però anche Somalia, Sudan, Pakistan, Eritrea, Libia, Iraq, Yemen e Iran. È in Pakistan che la persecuzione ha i connotati più violenti in assoluto.

«Il nostro incontro è un’importante occasione per rinnovare e rafforzare i legami di amicizia e rispetto tra buddisti e cattolici». Lo ha detto il Papa, nel discorso (testo integrale) pronunciato durante l’incontro con il Consiglio supremo «Sangha» dei monaci buddisti, al Kaba Aye Center di Yangon, uno dei templi buddisti più venerati dell’Asia sudorientale.