Islam

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L’incontro tra Papa Francesco e il Grande Ayatollah al-Sistani è stato preparato da “molti anni di scambi tra Najaf e Vaticano”. E se al momento, all’orizzonte, non c’è la firma o la redazione di un documento comune, c’è però una promessa: “Presto ci recheremo in Vaticano per assicurarci che questo dialogo continui, si sviluppi e non si fermi qui”. A formularla, in un’intervista al Sir di bilancio al termine del viaggio del Papa in Iraq, è uno degli esponenti di spicco del mondo sciita iracheno, Sayyed Jawad Mohammed Taqi Al-Khoei, segretario generale dell’Istituto Al-Khoei di Najaf

Il patriarca caldeo di Baghdad, card. Louis Raphael Sako, delinea al Sir gli ultimi sviluppi del programma della visita di Papa Francesco in Iraq. Oltre alle visite, già annunciate, a Baghdad, a Ur dei caldei, Mosul, Qaraqosh e Erbil (qui la messa si celebrerà in uno stadio), il Papa potrebbe visitare Najaf, città santa degli sciiti e incontrare la guida spirituale Ali Al-Sistani. I due potrebbero firmare il documento di Abu Dhabi. Nel logo della visita il versetto del Vangelo di Matteo "Voi siete tutti fratelli"

A Firenze la comunità cristiana e quella musulmana si sono incontrate oggi per riflettere sullo storico "Documento sulla Fratellanza Umana" sottoscritto il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi da Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb. L'incontro è stato aperto dai saluti dell'Arcivescovo di Firenze, card. Giuseppe Betori e dell’imam di Firenze Izzeddin Elzir che hanno firmato un testo in cui viene rinnovato l'impegno ad essere costruttori di pace.

Si chiama «Formare per conoscere, conoscere per convivere. Religioni e cittadinanza» ed è il progetto promosso nel 2020 dall’Istituto Sangalli per la storia e le culture religiose di Firenze che prevede la realizzazione di un corso di formazione destinato alle guide religiose di comunità islamiche (gli imam) e alle donne chiamate a insegnare e predicare (le murshidat), al fine di fornire loro una serie di coordinate culturali essenziali e indispensabili all’esercizio di una cittadinanza democratica.

Una lettera aperta a 11 donne «influenti» italiane, per chiedere il loro sostegno per Huma Younus, la 14enne cristiana di Karachi in Pakistan, rapita il 10 ottobre scorso e in seguito violentata e costretta a convertirsi all'Islam e a sposare il proprio sequestratore, il musulmano Abdul Jabbar. A scriverla è la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) che da tempo si sta battendo per tenere alta l'attenzione su questo caso nella convinzione che «come ci ha insegnato la vicenda di Asia Bibi, l'eco mediatica e la pressione internazionale hanno il potere di salvare delle vite umane».