Roma

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Il tradizionale incontro di inizio Quaresima con i parroci e i sacerdoti romani comincia con una sorpresa: il Papa confessore. Poi una lunga meditazione, letta solo in parte e con aggiunte a braccio, sul progresso della fede nella vita del sacerdote.

Camminare insieme è incontrarsi, lavorare sulla strada del servizio e della carità perché “fratelli e sorelle in Cristo, mediante il battesimo”. Così Papa Francesco ha spiegato il senso della visita nella Chiesa anglicana di Ognissanti a Roma dove mai nessun Pontefice si era recato nel passato. Un’occasione per ricordare il bicentenario di questa presenza nella capitale, a 50 anni dall'inizio del dialogo ecumenico tra cattolici e anglicani. La visita è iniziata con la benedizione dell’icona di Cristo Salvatore e a questo “sguardo di salvezza, amore e compassione” il Papa, nell’omelia, ha invitato a guardare, come gli apostoli che trafitti dallo sguardo misericordioso di Gesù iniziarono un cammino...".

«Sono trascorsi più di duecento anni da quando si tenne a Roma il primo servizio liturgico pubblico anglicano per un gruppo di residenti inglesi che vivevano in questa parte della città. Molto, a Roma e nel mondo, è cambiato da allora». Sono le parole con cui il Papa ha iniziato l’omelia pronunciata nel corso dei Vespri recitati ieri con la comunità della Chiesa «All Saints», prima chiesa anglicana di cui ha varcato la soglia.

Una mattinata intensa, trascorsa all’insegna dell’incontro. La visita di Papa Francesco all’Università degli Studi Roma Tre ha permesso al Pontefice e alla comunità dell’Ateneo di confrontarsi su temi di grande attualità, in un luogo dove per eccellenza si dovrebbe coltivare non solo la formazione, ma anche l’attitudine al dialogo nelle differenze. Tra i quattro studenti che hanno rivolto le proprie domande, anche Nour Essa, la giovane siriana che Papa Bergoglio ospitò sul volo dall’isola greca di Lesbo, insieme con la famiglia e altri profughi. “Le migrazioni non sono un pericolo – ha detto il Pontefice – ma una sfida per crescere”.

La Santa Sede ha messo a disposizione la chiesa di San Callisto, nel quartiere romano di Trastevere, per l'accoglienza notturna di una trentina di persone senza dimora. E' gestita dalla Comunità di Sant'Egidio, che ne segue 3.000 tra i 7.000 che vivono sulle strade di Roma. Quest'anno tutta la città si è mobilitata per aiutarli, in una gara di solidarietà mai vista prima.