Cinema

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Mantas Kvedaravicius non è propriamente un nome conosciuto, neanche tra gli addetti ai lavori, ma ha avuto il suo momento di fama lo scorso aprile quando, girando a Mariupol il seguito al suo documentario del 2016, i soldati russi lo hanno scambiato per un cecchino dell'esercito ucraino, lo hanno catturato, torturato, e fatto trovare morto giorni dopo.

Bellocchio è un autore che riesce a sorprenderci sempre, anche ora che si è cimentato con una mini serie tv di sei puntate uscita in anteprima al cinema suddivisa in due parti. Ce ne occupiamo in questa rubrica sia per la collocazione temporanea sul grande schermo, sia perché, tematicamente, il lavoro si inserisce appieno nella filmografia del regista che ha usato, qui, un linguaggio televisivo, fatto per lo più di primi piani e dialoghi, ma non ha rinunciato alle sue capacità visionarie e ai consueti scarti onirici.

«Si sta perdendo il rito di andare al cinema, a me non piace troppo il fatto che adesso trovi tutto su Netflix, però ammetto che pure io ne faccio uso». Questo ci dice Chiara Terigi, attrice lucchese, 28 anni a luglio, che raggiungiamo al telefono mentre è in spiaggia per qualche giorno di vacanza e relax. «Mi piace molto il cinema italiano, i film lenti», prosegue.

Hope, nel senso di speranza di vita, è il primo film della regista norvegese Maria Sødahl che vediamo sui nostri schermi, tra l’altro con tre anni di ritardo. Si tratta, però, di una bella scoperta, che dimostra una mano sicura nella direzione degli attori, un forte senso drammaturgico e delle belle riflessioni da comunicare.