Cinema

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Noi

Né horror puro né politica a 360°. Noi finisce per essere un'occasione perduta. Nel film di Peele la paura dell'altro si trasforma in una più inquietante paura di se stessi, che esclude a priori la possibilità di richieste d'aiuto.

Mieli non ha alcuna intenzione di raccontare una storia originale. La sua ferma intenzione, in realtà, è quella di raccontare una storia qualunque in un modo in cui nessuno avesse mai provato a raccontarla. 

Le tematiche familiari sono l’argomento che più interessa quello che chiameremo il Luchetti della maturità. Autobiografici o meno, i suoi film mostrano una propensione per l’utilizzo del dramma o della commedia (o un mix dei due generi) per parlare del sociale, del politico, dell’interiorità, del presente in chiave di rapporti familiari.

Non è il thriller il principale interesse dell’autore. Il film, infatti, senza mai allentare la tensione sul destino dei protagonisti, procede a una serie di rivelazioni successive che evidenziano un sottotesto psicologico, morale ed esistenziale tutt’altro che banale. 

«Fedi in gioco a scuola» è il titolo della rassegna cinematografica sul dialogo interreligioso promossa dall'Acec - con il supporto di Miur e Mibac - per educare gli studenti italiani e i loro compagni immigrati all'incontro e al confronto. Il tutto attraverso il linguaggio cinematografico. Per scoprire, anche attraverso i film, l'assurdità di pregiudizi, razzismi, discriminazioni e per lavorare sui concetti di pace, solidarietà, responsabilità e non violenza, valori base della cittadinanza inclusiva.

Come spesso succede per i film di Lars von Trier l’argomento stesso induce a far pendere l’ago della bilancia dalla parte della provocazione, a un livello tale da suscitare ripulsa, rabbia e disgusto.

Il film di Thomas Stuber è un trattato sulla solitudine e di quanto il luogo nel quale questa sembra allontanarsi sia per altri versi alienante e totalizzante. Cioè, un imbuto senza uscita.

Tratto dal primo romanzo di fiction di Saviano, in questo film vincitore dell'Orso d'argento a Berlino Giovannesi, come aveva già dimostrato nei suoi film precedenti, è attentissimo ai risvolti umani della vicenda e cerca di evitare per quanto possibile di confezionare un film di genere. 

Non ci sono stati grandi dominatori nel corso della serata, ma le statuette sono state distribuite in maniera pressoché omogenea. Il bottino più ricco è andato a «Bohemian Rhapsody» (4 premi, tra cui l'attore Rami Malek), «Green Book» (3 Oscar: film, attore non protagonista Mahershala Ali e sceneggiatura originale), «Roma» (3 titoli: regia, film straniero e fotografia) e al colossal Marvel «Black Panther» (3 premi tecnici).

Se Il corriere dovesse per caso essere l'ultimo film dell'88enne Clint Eastwood (va da sé che speriamo che non lo sia), sarebbe la degna conclusione di un percorso di maturità e consapevolezza.