Cinema

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Il 28 luglio si apre in Palazzo Piccolomini a Pienza una mostra (che resterà visitabile fino al 6 gennaio 2019) per il cinquantesimo anniversario del celeberrimo film Romeo & Giulietta, diretto da Franco Zeffirelli, girato nella città di Pio II nel 1968, prevalentemente negli interni del palazzo che nella finzione è casa Capuleti, dove i due giovani protagonisti, Giulietta e Romeo, si incontrano per la prima volta a una festa da ballo. «WHAT IS A YOUTH?» è il titolo della canzone che, nella ricostruzione della tragedia shakespeariana voluta dal geniale regista toscano, risuona all’interno del cortile del palazzo durante il ballo. La musica venne composta da Nino Rota, mentre il testo italiano fu scritto da Elsa Morante.

Il 23 agosto sarà il giorno del primo ciak di «Solo cose belle», titolo scelto in onore di don Benzi che diceva: «Le cose belle prima si fanno e poi si pensano» per il film prodotto dall'Associazione comunità Papa Giovanni 23esimo insieme a Coffee time film e Sunset Produzioni, una cooperativa di Forlì, con il supporto di altri donatori grandi e piccoli, tra cui la Cooperativa sociale La fraternità.

Riesce sempre più difficile seguire le strade contorte che Steven Soderbergh percorre per ritagliarsi uno spazio d’autore nel regno del conformismo (quindi di Hollywood). Soprattutto riesce difficile capire quanto ci sia di studiato e quanto invece di casuale nella lunga serie di errori di logica e di concetto che costellano un film come Unsane

Una lettera sul film di Pupi Avati «Il fulgore di Dony» incentrato su un amore grande, ma puramente «umano». Un amore che potrebbe essere in linea con il Discorso della Montagna di Gesù, ma che il regista bolognese non vuole richiamare esplicitamente...

Per quanto la tecnica e le atmosfere messe in campo da Yorgos Lanthimos siano competenti e di volta in volta inquietanti, spiazzanti, misteriose, continuiamo a pensare che il regista greco sia un provocatore a fondo perduto.

A ben guardare, il film di Dominic Savage non è strettamente la storia di una crisi coniugale, ma piuttosto un monologo interiore che mette in guardia dalla trappola dell’abitudine. 

Un film sulla poetessa americana Emily Dickinson che si tiene lontano da quegli aspetti melodrammatici che in nome dello spettacolo caratterizzano molti film biografici. Davies si conferma regista capace e fuori schema.