Cinema

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Archiviate le feste per il compleanno, Campeggi si è rituffato nella grafica e nella pittura nella sua casa-studio sulle colline di Bagno a Ripoli (Firenze). Alla veneranda età di 90 anni l’allievo di Rosai e Soffici, che come cartellonista ha ritratto in 3000 manifesti i volti del cinema mondiale, ha ancora molti progetti in ponte.

Chi pensasse che, essendo Abraham Lincoln la terza personalità dopo Gesù Cristo e William Shakespeare di cui si è più scritto in termini di saggistica, non dovrebbe essere poi così difficile organizzare un film sulla sua vita, o su parte di essa, sbaglierebbe di grosso.

Quentin Tarantino si cimenta questa volta direttamente con il genere western. L’impressione è che non ha aderito pedissequamente a un genere classico; non lo ha affrontato criticamente sull’esempio dell’amatissimo Sergio Leone; neppure si può dire che abbia abbracciato una deriva ironica nel senso di smontaggio e rimontaggio delle regole del genere.

Giuseppe Tornatore, che indubbiamente è un autore di peso nel panorama italiano contemporaneo, già da qualche film ha organizzato una sorta di gioco a nascondino che lo vede andare e venire dalla Sicilia, prenderla e lasciarla quasi alla ricerca di un più ampio mercato internazionale, come se l’Oscar vinto con «Nuovo cinema Paradiso» non fosse già una credenziale sufficiente per varcare le frontiere.

Indubbiamente Robert Redford è una personalità di spicco nel panorama del cinema americano. Soprattutto perché, finiti i tempi del divo bello e romantico, ha cominciato a riflettere sulle cose e, da regista, a non esitare davanti a tematiche un po’ scomode, un po’ controcorrente, sempre sospinte da un sincero anelito alla democrazia. Oggi «La regola del silenzio» conferma le sue qualità, anche in un caso in cui il terreno era disseminato di ostacoli che vanno dalla retorica al melodramma alla tentazione di sputare sentenze.

Composizione accurata e casting praticamente perfetto per un film che comunque rimane nell'ambito della commedia «de noantri».

Il film, diretto dall’esordiente Robert Lorenz, parla il linguaggio classico del cinema americano, elegiaco nei confronti dei vecchi tempi. Produttore, interprete e mentore del regista è Clint Eastwood.

Risultato intenso e coinvolgente per questo film del danese Thomas Vinterberg che si occupa della calunnia, da cui il brutto titolo italiano («Il sospetto»).

In un certo senso Claudio Giovannesi ha studiato a lungo prima di realizzare «Alì ha gli occhi azzurri». Non solo perché ha studiato cinema, ha realizzato cortometraggi e anche due lungometraggi, ma soprattutto perché uno di questi due, «Fratelli d’Italia», racconta l’embrione del nuovo film, ovvero un ragazzo egiziano (Nader Sarhan, lo stesso) che contro il volere dei genitori islamici ama una ragazza romana.