Georgofili

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A 30 anni di distanza le ragioni di quella strategia terroristica sono state quasi del tutto individuate. Ma le indagini continuano. C’era ancora da spiegare, per esempio, perché tra un crimine e un altro intercorrono, in alcuni casi pochi giorni, in altri un periodo di tempo più lungo. E, ancora, c’è da capire perché a un certo punto le stragi finirono. Ai magistrati il compito di rispondere a queste (e altre) domande. Noi possiamo chiederci come quella stagione di sangue è stata resa possibile

Il 31 maggio, quattro soli giorni dopo l’attentato, si svolse regolarmente la riunione del Consiglio accademico già convocata da tempo. La sintesi del verbale di quella seduta, riprodotto dagli Atti dei Georgofili, riporta la cronaca a «caldo» di quella notte tremenda. Ne riportiamo un estratto proprio con le parole pronunciate dall’allora presidente dell’Accademia Franco Scaramuzzi, con l’immediatezza delle espressioni che scaturivano dalla dura esperienza appena vissuta.

Le due sorelle Bigliazzi, collaboratrici esterne dell'Accademia, avevano lasciato il pomeriggio del giorno prima la Torre de’ Pulci in piedi; quando il giorno dopo, di prima mattina, arrivarono lì, restarono sbalordite davanti a uno scenario inimmaginabile, dove accanto allo sconcerto e al dolore si faceva urgente l’esigenza di agire per salvare ciò che era possibile del prezioso patrimonio

Luciano Giannini era il responsabile operativo della Silfi (la società che ancora oggi, con il nome Firenze Smart - Silfi, eroga a Firenze vari servizi, tra cui l’illuminazione pubblica) e capo turno, reperibile nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993. Fu svegliato da una chiamata d’emergenza degli operai