Terrorismo

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Al termine dell'Angelus di domenica 11 dicembre Papa Francesco ha pregato per le vittime delle guerre e dei recenti attentati terroristici: “Cari fratelli e sorelle, ogni giorno sono vicino, soprattutto nella preghiera, alla gente di Aleppo. Non dobbiamo dimenticare che Aleppo è una città, che lì c’è della gente: famiglie, bambini, anziani, persone malate… Purtroppo ci siamo ormai abituati alla guerra, alla distruzione, ma non dobbiamo dimenticare che la Siria è un Paese pieno di storia, di cultura, di fede. Non possiamo accettare che questo sia negato dalla guerra, che è un cumulo di soprusi e di falsità. Faccio appello all’impegno di tutti, perché si faccia una scelta di civiltà: no alla distruzione, sì alla pace, sì alla gente di Aleppo e della Siria...."

Prima dell’udienza generale, Papa Francesco ha incontrato i partecipanti all’annuale conferenza dei Segretari del Christian World Communions, un organismo di dialogo e conoscenza reciproca che riunisce 19 Chiese e confessioni cristiane e nel quale la Chiesa cattolica è rappresentata dal Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Dopo il saluto del segretario della Federazione luterana mondiale Martin Junge, Papa Francesco ha voluto intervenire a braccio, sottolineando, tra le parole dell’ospite, che “Gesù è in cammino con noi”. Il lavoro ecumenico, ha detto, non è solo quello dei teologi, ma si fa in cammino.

«Quando i terroristi o le potenze mondiali perseguitano le minoranze cristiane o i cristiani, quando fanno questo non si domandano: ‘Ma tu sei luterano? Tu sei ortodosso? Tu sei cattolico? Tu sei riformato? Tu sei pentecostale?’, no. ‘Tu sei cristiano’. Loro riconoscono uno solo: il cristiano». Lo ha detto il Papa, nel discorso pronunciato oggi interamente a braccio e rivolto ai partecipanti alla Conferenza dei Segretari del «Christian World Communions», organizzazione internazionale di incontro di famiglie di Chiese con comuni radici teologiche e storiche, ricevuti nell’Auletta Paolo VI prima dell’udienza generale in piazza San Pietro.

Al via la procedura dell’inchiesta diocesana per la beatificazione di padre Jacques Hamel grazie alla dispensa, che papa Francesco ha voluto, dei cinque anni necessari per aprire il processo. Ad annunciarlo è stato domenica 2 ottobre l’arcivescovo di Rouen, monsignor Dominique Lebrun, durante la messa di riparazione e riapertura della chiesa Saint-Étienne à Saint-Étienne-du-Rouvray dove il 26 luglio scorso è stato barbaramente ucciso padre Jacques.

Aprendo oggi a Roma i lavori del Consiglio permanente della Cei, il card. Bagnasco ha affrontato i temi più caldi di questi mesi, dal terremoto alle sfide che ha l'Europa, dal caso di eutanasia su un minore in Belgio al referendum costituzionale, sul quale invita i cattolici ad informarsi personalmente (testo integrale prolusione).

Ha accarezzato la foto della ragazzina morta durante la folle corsa del Tir dell’orrore sul lungomare di Nizza, che la madre teneva al petto, accolto l’abbraccio della bambina che ha perso un familiare quella sera di festa del 14 luglio, stretto la mano commosso alla donna musulmana che piangeva un parente ucciso dalla cieca violenza di chi si definiva seguace di Allah. Al termine dell’udienza ai familiari delle vittime dell’attentato di Nizza, in Aula Paolo VI, Papa Francesco ha voluto incontrare personalmente, uno ad uno, chi è stato colpito degli affetti da una violenza che non ha badato “all’origine o alla religione”.

«L’autentica ospitalità è un profondo valore evangelico, che alimenta l’amore ed è la nostra più grande sicurezza contro gli odiosi atti di terrorismo». Lo ha detto oggi Papa Francesco, incontrando in Vaticano gli ex alunni dei gesuiti, invitandoli ad accogliere i rifugiati nelle proprie case e comunità.