Terrorismo

Ultimi contenuti per il percorso 'Terrorismo'

«Come cittadini ivoriani, noi cattolici siamo sotto choc, insieme al resto del Paese, per la barbarie che si è consumata ieri a Grand Bassam, ma siamo uomini di fede e sappiamo che anche nel dolore più grande bisogna mantenere la speranza: Dio non permetterà mai che il male prevalga». È questo il messaggio che monsignor Alexis Touabli, vescovo di Agboville e presidente della Conferenza episcopale ivoriana, invia parlando all’indomani dell’attacco avvenuto nella località balneare nel sud del Paese.

«Ero sulla spiaggia, ma ho avuto la fortuna di essere dalla parte opposta rispetto a dove è avvenuta la sparatoria; la spiaggia come ogni weekend era molto affollata: con gli operatori della comunità avevamo pensato di portare anche i nostri studenti, in gita, e solo all'ultimo momento abbiamo rinunciato…». Leone De Vita, italiano, è il coordinatore della Communauté Abel, progetto dell’associazione cattolica Gruppo Abele a Grand Bassam, in Costa d’Avorio. 

«Il Mali, il Niger, la Nigeria, non sono lontani: in questo tempo siamo tutti presi di mira ed ora è stato colpito anche il Burkina Faso. Oggi facciamo memoria delle vittime e presentiamo le condoglianze alle loro famiglie, ma ringraziamo anche le forze di quei Paesi, soprattutto la Francia e gli Stati Uniti, che ci hanno aiutato a circoscrivere il problema. L’appello, per tutti, è alla vigilanza, perché l’estremismo si combatte anche così, vigilando tutti insieme». A dichiararlo al Sir è il presidente della Conferenza episcopale del Burkina Faso e del Niger, mons. Paul Ouedraogo, all’indomani degli attacchi nella capitale Ouagadougou. 

Sono 27 i morti, tra cui anche i quattro terroristi, e 33 i feriti causati dall'assalto di venerdì sera rivendicato Al Qaeda agli hotel «Splendid» e «Yibi» e al bar-ristorante «Le Cappuccino» a Ouagadaougou, capitale del Burkina Faso, paese nel quale si trovava un gruppo di cooperanti toscani del Movimento Shalom. Al momento dell'assalto una parte del gruppo era in aeroporto, pronti a rientrare. Ecco la loro testimonianza.

«La situazione ora sembra calma, almeno qui, ma non ci sono ancora informazioni precise su quel che sta succedendo: anche la gente non sa cosa fare, c’è chi resta in casa e chi invece prova ad uscire in strada». A parlare con il Sir, da Ouagadougou, è Alexis Nana, responsabile dell’ong dei gesuiti Magis. 

“L’anno che sta per concludersi è stato segnato purtroppo da un moltiplicarsi di conflitti violenti, sia bellici sia terroristici. D’altra parte, questa situazione sta provocando sempre più nelle coscienze più mature una reazione non violenta, ma spirituale e morale”. Con queste parole, Papa Francesco ha accolto in Vaticano i nuovi ambasciatori di Guinea, Lettonia, India e Bahrein. In occasione della presentazione delle Lettere Credenziali, il Pontefice ha rimarcato l’importanza di “collaborare insieme per promuovere nel mondo una cultura della solidarietà, che possa contrastare quella globalizzazione dell’indifferenza che è purtroppo una delle tendenze negative della nostra epoca”.

«Anche gli Stati sono chiamati a gesti concreti, ad atti di coraggio nei confronti delle persone più fragili delle loro società, come i prigionieri, i migranti, i disoccupati e i malati». A rinnovare l’appello contenuto nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace è stato il Papa, nell’udienza concessa oggi ai nuovi ambasciatori di Guinea, Lettonia, India e Bahrein.

«Un gesto di condivisione di questo grande evento e della misericordia che unisce tutta l’umanità, per essere insieme contro la paura». Questo il «senso» della presenza di una delegazione di musulmani in piazza San Pietro alla apertura della Porta Santa. Erano presenti rappresentanti dell’Ucoii, l’Unione delle Comunità islamiche di Italia, della Coreis e della Grande Moschea di Roma.