Terrorismo

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Con i giornalisti sull’aereo che lo riportava a Roma Francesco ha parlato di tutto, come di consueto. Dal Vatileaks alle «sporcizie nella Chiesa» già denunciate da papa Benedetto; dal divieto dell’uso del profilattico nella lotta all’Aids, al traffico di armi; dal ruolo della stampa nel denunciare ogni forma di corruzione alla conferenza sul clima . Ma è stata soprattutto l’Africa al centro della lunga conversazione. Eccone una sintesi e il testo integrale.

A quindici giorni di distanza dagli attentati di Parigi c’è una domanda che, detta o sottintesa, domina ancora la mente della gente sballottata fra sentimenti di paura e pulsioni di vendetta, fra allarmismi per il fagotto abbandonato e allarmi per il terrorista identificato, tra la voglia di rientrare nella quotidianità della vita che continua e il timore confuso per il futuro.

«Aux armes, citoyens! Preparate i vostri battaglioni… un sangue impuro ha invaso i nostri solchi...». Devo essere sincero. In questi giorni di morti e massacri, metodicamente studiati e particolarmente bestiali, specialmente a Parigi, (senza dimenticare quelli di Beirut, così come in Siria, in Mali ed altrove), ho trovato «fuori luogo» e «stonato» il canto, più volte ripetuto, della Marsigliese.

“Karibu Kenya!”, benvenuto in Kenia! Hanno gridato il coro e i danzatori che hanno accolto Papa Francesco all’aeroporto di Nairobi, prima tappa del suo viaggio in Africa e le migliaia di keniani che hanno accompagnato Papa Francesco nel suo percorso fino alla State House, il palazzo presidenziale. Ricevuto dal presidente Uhuru Kenyatta con gli onori militari, il Pontefice ha firmato il libro d’oro e poi ha incontrato il capo di Stato e la sua famiglia. “Mungu abariki Kenya”, Dio benedica il Kenya, ha detto in swahili il Pontefice a conclusione del suo discorso alle autorità del paese e al corpo diplomatico, nella grande tenda allestita nel giardino della State House.

«Il dialogo ecumenico e interreligioso non è un lusso. Non è qualcosa di aggiuntivo o di opzionale, ma è essenziale, è qualcosa di cui il nostro mondo, ferito da conflitti e divisioni, ha sempre più bisogno». Ne è convinto il Papa, che ha aperto la sua seconda giornata in Kenya incontrando i leader religiosi nel Salone della Nunziatura apostolica – dove risiede – a Nairobi (testo integrale).

L'abbattimento del jet da combattimento russo Sukhoi Su-24 da parte di un F-16 turco, ha fatto emergere, ma non ce n'era bisogno, la politica ambigua di Russia e Turchia nella crisi siriana. Entrambi i Paesi vogliono imporsi come interlocutore principale nel quadro del riassetto nella regione. E lo fanno a colpi di missili. Il nemico non sembra essere più lo Stato islamico che potrebbe paradossalmente giovarsi di questa divisione.

(Strasburgo) – «La voce dei cittadini europei, che si è levata alta in questi giorni per chiedere di combattere la barbarie, è stata testimonianza della pressante domanda di unità dell’Europa». È un passaggio del discorso tenuto oggi dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di fronte all’emiciclo di Strasburgo.