Terrorismo

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«La morte non può trovare in alcuna fede il proprio fondamento». Lo ha detto oggi il cardinale Giuseppe Betori nell’omelia della Messa celebrata in cattedrale e durante la quale ha conferito i ministeri del lettorato e dell’accolitato, ad alcuni giovani seminaristi (Elia, Àlvaro Yobaly, Jithin Baby, Jomesh, Luca, Antony Joseph Vishal e Francesco). 

Dagli uomini di religione una risposta ferma e convinta. Dalil Boubakeur, presidente del Consiglio francese del culto musulmano: «In piazza per affermare il nostro desiderio di vivere insieme in pace, nel rispetto dei valori della Repubblica». Analogo slancio dalle Chiese protestanti. Prime voci di vescovi cattolici e inviti a momenti pubblici di preghiera. In tutti il desiderio di convivenza pacifica.

Il sangue è stato versato all’imbrunire. Sono stati uccisi i tre terroristi islamisti che hanno tenuto la Francia e il mondo con il fiato sospeso. Ma sul terreno si contano almeno quattro vittime civili. Innocenti che pagano il prezzo più alto sull’altare dell’odio.

Di fronte «a tanta ferocia non bisogna restare indifferenti». Così l'Azione cattolica italiana commenta l'attentato di ieri contro la sede del giornale satirico francese «Charlie Hebdo», che ha causato a Parigi la morte di dodici persone, tra le quali, quattro noti vignettisti: Charb (nome d'arte di Stéphane Charbonnier, direttore del settimanale), Cabu, Tignous e Georges Wolinski.