Terrorismo

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In un messaggio di cordoglio per le vittime dell'attentato di ieri, a Boston, inviato a suo nome all'arcivescovo della città, il cardinale Sean Patrick O'Malley, dal Segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, Papa Francesco si dice «profondamente addolorato dalla notizia della perdita di vita e per le gravi ferite causate» dall'atto di violenza.

La Chiesa cattolica di Boston si stringe oggi con tutta la città e gli «uomini di buona volontà» nel «dolore profondo per gli atti insensati di violenza» che hanno colpito nel cuore gli Stati Uniti e la storica Maratona di Boston, dove ieri, alle alle 14,50 (ora locale), due ordigni di fattura artigianale sono esplosi a pochi secondi di distanza l'uno dall'altro, causando la morte di tre persone (di cui un bambino di 8 anni) e il ferimento di 140 persone.

La Farnesina ha confermato la morte di Silvano Trevisan, l’ingegnere italiano rapito a metà febbraio nel nord della Nigeria assieme ad altri 6 colleghi di varie nazionalità, il 17 febbraio scorso. In un comunicato il ministero degli Esteri Italiano definisce il sequestro e il suo tragico epilogo “un atroce atto di terrorismo” per cui l'Italia esprime “la più ferma condanna”.

«Prendere in ostaggio degli innocenti è stato uno choc terribile. Come pure colpire il simbolo della famiglia. È stato veramente scioccante». Così mons. Bernard Podvin, portavoce della Conferenza episcopale francese, commenta in una intervista al Sir, il rapimento in Camerun, il 19 febbraio scorso, di una intera famiglia con tre adulti e quattro bambini di 5, 8, 10 e 12 anni.

L'esercito di Algeri ha sferrato ieri un attacco contro il commando di jihadisti, giunti molto probabilmente dalla vicina Libia, che mercoledì scorso a Tiguentourine (40 chilometri da In Amenas, in Algeria) avevano preso in ostaggio un gran numero di tecnici e lavoratori dell'impianto petrolifero gestito dalla British Petroleum, dalla norvegese Statoil e dalla società algerina Sonatrach. Alcune fonti parlano di almeno 35 ostaggi uccisi, di cui almeno sette occidentali (giapponesi, britannici e un francese) oltre ad 11 terroristi.

Per vent’anni il Mali ha rappresentato per l’Africa il sogno del passaggio dalla dittatura alla democrazia. Oggi quel sogno si è bruscamente interrotto con un terribile intreccio di fondamentalismo, miseria, interessi economici e politici. L'Europa e la stessa Cedeao guardano con apprensione l'avanzate dei ribelli tuareg che, giocando sugli squilibri locali, può diffondersi nel Sahel e nel Maghreb con effetti destabilizzanti.